giovedì 17 dicembre 2009

Architetti per la cooperazione e lo sviluppo


E' il tema del seminario svolto martedi 15 dicembre nell'Aula Magna di Ateneo “Antonio Quistelli, con il coordinamento della prof. Concetta Fallanca, direttore del Dipartimento AACM.

Il seminario, che ha proposto una riflessione sui temi della sostenibilità e della qualità della progettazione in culture diverse da quella occidentale, rientra nelle attività dei Laboratori di Progettazione Urbanistica del III anno del Corso di Laurea a ciclo unico in Architettura (responsabili proff. Concetta Fallanca, Giuseppe Fera e Antonio Taccone) e ha visto la partecipazione di esperti in cooperazione e di promotori di iniziative di solidarietà a favore dei paesi emergenti.

L’incontro ha proposto gli esiti del progetto Il seme della speranza realizzato nel sud della Tanzania, presentato dal prof. Sebastiano Nucifora e commentato dalla dott. Valeria Rossi (responsabile progetti dell’ONG COPE) e le attività avviate dalla Fondazione Clara Travia Cassone nel Malawi Centrale, illustrate da Padre Vincenzo Troletti e dai dottori Giovanni Cassone e Orlando Filardo.

La riflessione del prof. Antonio Taccone e dell’arch. Stefano Muscari Tomajoli, sul diverso concetto di sostenibilità al cambiare delle latitudini, apre alle prospettive delle iniziative di cooperazione e ai ruoli che gli architetti sono chiamati a svolgere per lo sviluppo dei territori e degli insediamenti urbani.

Hanno concluso i lavori i proff. Don Valerio Chiovaro e Giuseppe Fera.

“Porte aperte all’Europa” progetto Europe Direct - Sfida ai cambiamenti climatici

Si è concluso con successo il progetto “Porte aperte all’Europa” organizzato dal centro Europe Direct del comune di Reggio Calabria e coordinato dal dirigente Francesco Barreca e dalla responsabile Grazia Giannaccari.

L’iniziativa patrocinata dalla rappresentanza in Italia della commissione europea, ha visti partecipi l’assessorato alle politiche comunitarie della Provincia di Reggio Calabria e l’associazione F.A.G. (Forest and Agriculture Group) della Facoltà di Agraria.

La tre giorni ha avuto inizio con il seminario dal tema “L’Europa e le Giovani Imprese”, mentre ha dato il via al terzo giorno il seminario “Salviamo l’ambiente con l’Europa” al quale sono intervenuti per divulgare ai giovani allievi le “buone pratiche”, Francesco Macheda che ha ripercorso le tappe salienti dell’unione europea, mentre è toccato al presidente F.A.G. Adriano Ganino entrare nel vivo dell’emergenza ambientale e dalle sue parole chiave: sfide ai cambiamenti climatici, fonti energetiche rinnovabili, sostenibilità ambientale.

Soddisfatto il direttivo F.A.G. per le centinaia di bambini delle scuole elementari cittadine degli istituti Galluppi, Corrado Alvaro, Ist. Arch. Cep. Carducci, Collodi-Gebbione e Italo Falcomatà.

video

I giovani hanno seguito con interesse il percorso educativo, attraverso il quale il F.A.G. ha promosso l’offerta formativa della Facoltà di Agraria; infine i ragazzi sono rimasti entusiasti per l’ appellativo a loro conferito di “Eco-Ranger”.

Il successo di questa iniziativa, che fa seguito al campo scuola estivo organizzato dal F.A.G, delinea in modo chiaro il percorso che l’associazione intende perseguire. Ossia individuare nelle giovani generazioni il target di riferimento per la promozione di un settore, che come quello primario, svolge un’importante funzione di presidio ambientale.

giovedì 15 ottobre 2009

Concluso il campo scuola “Esplorando”

Soddisfatto il presidente dell'associazione Forest and Agriculture Group: “ Esperienza formativa non solo per i ragazzi”.





Si è concluso con successo ed entusiasmo dei 40 giovani, il Campo Scuola di Orientamento agli Studi Universitari organizzato dall'associazione Forest and Agriculture Group dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Nella sessione inaugurale hanno preso parte alla manifestazione la dott.ssa Luigia Cimino Preside dell'Istituto Comprensivo "don Lorenzo Milani", il dott. Giuseppe Bombino delegato per la Facoltà di Agraria, il Sindaco del Comune di Martirano Lombardo ing. Eugenio Gallo e il Vicepresidente della provincia di Catanzaro Maurizio Vento.

I giovani partecipanti sono stati per 7 giorni protagonisti e piccoli “Esploratori” del settore Agro-forestale. Il gruppo FAG coadiuvato dal presidente Adriano Ganino ha inteso attirare l'attenzione degli studenti partecipanti, su una delle principali risorse Calabresi, la montagna, ancora non sufficientemente valorizzata, anche se di fondamentale importanza per l'economia dell'intera regione. A soddisfare la voglia di sapere degli studenti dell'Istituto Comprensivo “don Lorenzo Milani” di Martirano un gruppo di esperti e di tutor provenienti dalla Facoltà di Agraria ed in particolare dal corso di laurea in Scienze Forestali ed Ambientali.

Il direttore del Campo “Esplorando” Adriano Ganino si è detto soddisfatto della piena riuscita dell'iniziativa ed in particolare compiaciuto dell'entusiasmo riscontrato nei giovani partecipanti. “Sono orgoglioso del lavoro svolto dai miei collaboratori, un ringraziamento va a Clemente Scalise, Carmelo La Spada, Piero Lamanna, Teresa Gallo, Salvatore Tomaino, Mastroianni Tonino, Gigliotti Salvatore e agli animatori Mariagrazia Ganino, Giovanni Villella e Saverio Gallo”. Nel corso del Campo Scuola, il gruppo ha potuto sperimentare sul campo le tante peculiarità di un territorio che va sopratutto conosciuto, rispettato e valorizzato nell'interesse delle future generazioni. Il tema della sostenibilità e della valorizzazione delle filiere locali, intesa quest'ultima come risorsa economica di non trascurabile entità, sono state le linee guida su cui si è mosso un progetto concepito ed elaborato all'interno di un gruppo di studenti universitari sotto le direttive del giovane presidente Adriano Ganino. In sette giorni nella confortevole struttura dell'Hotel del Riccio nella conca di San Mazzeo a cavallo tra i monti Reventino e Mancuso a due passi dall'aeroporto Lametino, gli alunni hanno sicuramente arricchito il loro bagaglio formativo con tutte una serie di informazioni e conoscenze che sarebbe stato difficile impartire all'interno delle aule scolastiche. Un' attività, che come quella del forestale e dell'agronomo si svolge all'aria aperta, volta alla salvaguardia del patrimonio agro-silvo-pastorale con particolare riferimento al settore economico primario ed esercitata a pieno contatto con la natura.

Interessanti le lezioni trattate in aula alle quali si sono affiancate le uscite in campo. Nel primo giorno ospite l'avv. Bevilacqua trekker ed alpinista per passione, grande conoscitore delle montagne calabresi, con magistrale esperienza è riuscito a trasmettere agli alunni delle coinvolgenti sensazioni, attraverso le affascinanti foto naturalistiche scattate sulle nostre cime. Nel pomeriggio sotto la guida degli esperti, gli studenti prendevano parte all'escursione delle Faggete del Mancuso. Interessante la visita ai laboratori della Fondazione Mediterranea Terina onlus, nella sala riunioni si tenevano i saluti dei rappresentanti del centro: “-Un'esperienza formativa di alto livello tecnico e pratico – ha commentato il presidente on. Leopoldo Chieffallo, ampiamente soddisfatto per la riuscita del progetto - incorniciato in un contesto dove questi giovani saranno i protagonisti del futuro”. Particolarmente soddisfatta la responsabile scientifica del centro prof.ssa Mariateresa Russo - ospite d'onore l'ex Magnifico Rettore prof. Alessandro Bianchi dell' Università Mediterranea. Nei giorni successivi, sono state fatte numerose visite rivolte alle attività produttive locali: azienda agricola Santa Croce, cantiere forestale Mastroianni, Ungaro srl, azienda agricola Statti.

Un altro successo per il gruppo FAG, che ha saputo suscitare un grande interesse tra i giovani, avvicinandoli al rispetto della natura, aumentando in loro l'amore per la propria terra. "Come dice la frase posta sul simbolo dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, rivolta agli uomini dalle “foreste”: Serva me Servabo te: Proteggimi e io proteggerò te."

giovedì 24 settembre 2009

OSDOTTA ’09 - Seminario estivo dei Dottorati in Tecnologia dell’Architettura

Il 23 settembre alle ore 14.45 sono iniziate le attività di OSDOTTA ’09, 5° Seminario Estivo dei Dottorati in Tecnologia dell’Architettura - Produzione dell'architettura tra tecniche e progetto – ricerca e innovazione per il territorio, presso il DASTEC – Dipartimento Arte Scienza e Tecnica del Costruire.
Si è registrata la presenza di oltre cento partecipanti tra docenti, dottori di ricerca e dottorandi.



Si sono costituiti i tavoli di lavoro in relazione alle tre tematiche di studio: Tecniche, materiali, progetto - Tecniche, processi, progetto - Tecniche, morfologie, progetto con l’obiettivo di indagare le questioni utili a conferire centralità al progetto di architettura. Un quarto tavolo tematico si sta, invece, occupando del monitoraggio delle tesi di dottorato relative alle varie sedi.



Presenti anche alcuni esperti internazionali quali Christer Sjostrom, Professore di Tecnologia dei materiali da costruzione presso il KTH, centro di ricerca svedese con sede a Stoccolma e presso l’Università di Gavle e il Prof. Rui Braz Afonso, docente di Pianificazione urbana ed Economia urbana alla Facoltà di Architettura di Porto, consulente del Piano “Porto Città della Cultura 2001”.

Il 25 settembre alle 11.30 è previsto il convegno conclusivo con la presentazione dei risultati dei singoli tavoli di lavoro.

martedì 4 agosto 2009

No al Ponte. Dissenso non gradito

A cura del Collettivo UniRC

Venerdi 31 Luglio si inaugura la fiera di Messina, per tale evento c'è un personaggio di rilievo il Ministro Angelino Alfano.
Vista la presenza di un ministro, è naturale in una democrazia portare avanti un dissenso e cercare di interloquire con un menbro del governo per portarlo a conoscenza della situazione che siciliani e calabresi stanno vivendo e alla quale il ponte non da nessun tipo di risposta.
Quello che esce dalla normalità è che nel momento in cui un ragazzo ha cercato di attirare l'attenzione del ministro, per esprimere il suo dissenso nei confronti di un'opera tanto grande quanto inutile, è stato prontamente fermato e condotto in questura da agenti di polizia in borghese, in un paese che mette la democrazia al primo articolo della sua Costituzione, e che sancisce il diritto alla protesta, appare quanto mai un controsenso un atteggiamento del genere nei confronti di una persona che stava manifestando un pensiero liberamente concepito, e per di più sentito da molte altre persone.
Questo episodio non è che l'ultimo di una serie, non è che l'ennesimo tentativo di imbavagliare chi ha qualcosa da dire contro decisioni governative che si occupano degli interessi di alcuni, tralasciando le necessità di tanti altri. Vediamo fondi investiti in operazioni assurde che servono solo a rimpinzare le tasche dei general contractor e dei loro partner sulle due coste dello stretto, i cementisti che dire in odore di mafia è dire poco. Ma tutto questo non può essere detto, non può essere espresso, non può essere gridato in pubblica piazza, il dissenso non è ammesso. Qui di seguito il video di quei minuti nei quali un ragazzo, con la sola colpa di aver apertamente manifestato la sua libertà costituzionale al dissenso viene portato di forza in questura.



Il nostro invito è quello di dare diffusione al video, affinchè la gente sappia cosa succede, affinchè non si dia la possibilità a nessuno di travisare l'accaduto o di manipolarne il messaggio.

Collettivo UniRC

giovedì 16 luglio 2009

Il Laboratorio di Ingegneria Marittima ed i Dottorandi di Ricerca

Il dottorato di ricerca in “Ingegneria Marittima, dei Materiali e delle Strutture” nasce nel 2008 dalla fusione dei dottorati in “Ingegneria marittima” ed “Ingegneria dei Materiali e delle Strutture”.
Il nuovo dottorato, di cui è coordinatore il prof. Felice Arena, mantiene due curricula in “Ingegneria Marittima” (responsabile il prof. Arena) ed in “Ingegneria dei Materiali e delle Infrastrutture” (responsabile il prof. Adolfo Santini).
Il Collegio dei Docenti è composto da docenti della Mediterranea, docenti di altre sedi consorziate e da esperti internazionali.
Gli esami finali, per il conseguimento del titolo di Dottore di Ricerca (cicli XX e XXI) sono stati svolti congiuntamente, per i due diversi dottorati, con una commissione internazionale composta da 5 membri: il prof. Pol D. Spanos (Rice University, Houston, Texas, USA), il prof. Maio Di Paola (Ordinario di Scienza delle Costruzioni presso l’Università di Palermo), il prof. Federico Mazzolani (Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università Federico II di Napoli), il prof. Eugenio Pugliese Carratelli (Ordinario di Idraulica presso l’Università di Salerno) ed il prof. Alessandro Mancinelli (Ordinario di Costruzioni Idrauliche e Marittime presso il Politecnico delle Marche di Ancona).

Sede degli esami il Laboratorio di Ingegneria Marittima, sul lungomare della città di Reggio Calabria, il 4 maggio 2009. Si è trattato di una scelta non casuale: il Laboratorio, di cui l’Università Mediterranea ha ripreso possesso, è una straordinaria opportunità per i dottorandi di ricerca che lavorano nel settore dell’Ingegneria marittima, dell’oceanografia e dell’ingegneria navale.



Uno dei principali obiettivi della nuova gestione del Laboratorio consisterà in un pieno coinvolgimento dei dottorandi di ricerca, anche di altre sedi, nelle attività sperimentali.
Già nel corso di questo anno accademico due dottorandi di ricerca hanno svolto attività formativa presso la Mediterranea, nell’ambito di un accordo di cooperazione internazionale tra la Mediterranea e la Technical University di Lisbona, Instituto Superior Técnico - Portogallo.



Ewa Antao, prima dottoranda, ha soggiornato a Reggio Calabria da settembre a dicembre 2008. In tale periodo ha seguito il corso di “Idraulica Marittima II”, tenuto dal prof. Arena in lingua inglese.
Attualmente la dott.ssa Petya Petrova sta soggiornando a Reggio Calabria (giugno-agosto 2009) per attività formativa presso la Mediterranea.




Seminari presso il Laboratorio di Ingegneria Marittima

Il 5 maggio 2009, presso il laboratorio di Ingegneria Marittima dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, sul lungomare Falcomatà di Reggio Calabria (Rada delle Mura Greche), nell'ambito delle attività formative del Dottorato di Ricerca in “Ingegneria Marittima, dei Materiali e delle Strutture”, si tenuto il primo ciclo di ciclo di seminari.
I relatori, esperti internazionali nelle tematiche dell’ingegneria marittima e strutturale, hanno tenuto i seguenti seminari:
- Stochastic analysis of drill string vibrations in offshore engineering applications, Prof. Pol D. Spanos (LB Ryon Professor of Mechanical Engineering and of Civil Engineering, Rice University, Houston, Texas, USA)
- Engineering applications of fractional calculus, Prof. Mario Di Paola (Ordinario di Scienza delle Costruzioni, Università degli Studi di Palermo)
- On seismic protection of historical buildings, Prof. Federico Mazzolani (Ordinario di Tecnica delle Costruzioni, Università degli Studi di Napoli “Federico II”)
- The Quasi-Determinism theory of sea waves and its applications to ocean engineering, Prof. Paolo Boccotti (Ordinario di Costruzioni Marittime, Università Mediterranea di Reggio Calabria )
- Wave propagation over submerged porous beds, Prof. Alessandro Mancinelli (Ordinario di Costruzioni Idrauliche, Marittime e Idrologia, Università Politecnica delle Marche)
- On satellite wave measurements, Prof. Eugenio Pugliese Caratelli (Ordinario di Idraulica, Università degli Studi di Salerno).


I seminari hanno riscosso un notevole successo, con una numerosa partecipazione di Dottorandi di Ricerca (anche di altre sedi), di ingegneri e di studenti.



mercoledì 1 luglio 2009

Le ricerche di Paolo Boccotti, il cacciatore di onde nello Stretto




Di Paolo Boccotti
Ordinario di Costruzioni Marittime, Università Mediterranea



Nell'aprile 2009 il Laboratorio d’ingegneria marittima sul Lungomare di Reggio Calabria è passato sotto la diretta gestione dell'Università Mediterranea.
Tempo due mesi, e sono già stati completati due esperimenti: il primo sulle forze delle onde sulle dighe foranee, il secondo sugli “spettri direzionali delle onde” (che indicano le direzioni di propagazione delle varie frequenze con le quali pulsa l'energia delle onde di mare).
Gli esperimenti hanno richiesto quattro settimane di lavoro dall'alba a tarda sera, tutti i giorni, festivi inclusi. Il successo è stato pieno. Sono già partite le prime comunicazioni a convegni e sono già stati predisposti due articoli per riviste internazionali.

Entriamo nel concreto. Le
Istruzioni italiane per la progettazione delle dighe marittime hanno un'impostazione di avanguardia internazionale che trae origine dai risultati di due esperimenti pionieristici condotti dalla nostra Università nel mare di Reggio Calabria, uno nel 1991 e l'altro nel 1993.



L'
esperimento del maggio 2009 ha prodotto una conferma delle conclusioni di quei primi esperimenti, impressionante per la coincidenza dei numeri e ha consentito di chiarire ancora più a fondo la fisica di una diga battuta dal mare.
Di primo acchito si é portati a pensare che una diga investita dai marosi sia sottoposta ad una forza prevalente orientata dal mare verso terra.
L'esperimento appena concluso dimostra definitivamente che vale l'esatto contrario: la forza maggiore é una forza che tende a risucchiare la diga in mare. Se, sotto l'azione dei marosi una diga si sposta verso terra é solo perché nel momento in cui agisce la forza verso terra, in quel momento, si produce un aumento della spinta verticale (la spinta di Archimede) che riduce l'aderenza tra diga e suolo.
Per arrivare a queste conclusioni abbiamo sfruttato a fondo la peculiarità fondamentale del mare di Reggio Calabria che compresi giusto venti anni fa attraverso la semplice osservazione visiva, con il solo ausilio di un cronometro.
La peculiarità é questa: frequentemente un vento locale genera delle piccole onde che rappresentano eccellenti modelli in scala ridotta di forti tempeste; modelli nella corretta similitudine idraulica (similitudine di Froude).
Si noti che la similitudine di Froude richiede tra l'altro che la scala dei tempi sia pari alla radice quadrata della scala delle lunghezze, e che il modo di distribuirsi dell'energia rispetto alle varie frequenze di oscillazione e al ventaglio di direzioni di propagazione sia lo stesso nel modello in scala ridotta e al vero. Si tratta di una peculiarità eccezionale (in mare, oserei dire, unica a livello planetario) che a Reggio Calabria si realizza per una combinazione di fattori favorevoli che vanno dalle caratteristiche del vento, all'estensione di mare su cui il vento agisce, all'orientamento della costa.
Grazie a tale peculiarità fu possibile una vera
rivoluzione nel campo della ricerca di ingegneria marittima. Per la prima volta venivano studiati direttamente in mare i modelli in scala ridotta di strutture marittime; in mare anziché nelle tradizionali vasche di laboratorio attrezzate con macchine per la generazione di onde. La qualità del modello idraulico é la migliore possibile, e non esiste vasca al mondo con dimensioni e con potenza degli organi di generazione comparabili.
Ma la 'vasca' del laboratorio naturale di Reggio Calabria offre ulteriori opportunità che sono addirittura impensabili per le vasche di laboratorio tradizionali.
Infatti davanti a Reggio non si formano solo delle tempeste in scala ridotta, ma si forma tutta una molteplicità di altre situazioni ondose che possono essere via via sfruttate per nuovi studi.


É il caso del secondo esperimento, quello sugli spettri direzionali.
In due parole. Nel 2004 ho ideato un nuovo metodo per ricavare la direzione di propagazione di ciascuna frequenza di cui si compone un moto ondoso sulla superficie del mare. Se il nuovo metodo é esatto, allora dovremo trovare lo stesso risultato (cioè le stesse direzioni) sia a partire dalle misure delle onde in due punti sulla superficie del mare, sia a partire dalle misure delle fluttuazioni di pressione in due punti sott'acqua ad una profondità arbitraria. Vero o falso? Per rispondere occorre provare il metodo su condizioni di mare le più disparate possibili. Ora, stare un mese nel nostro laboratorio naturale é stato un po' come entrare in un magazzino super-fornito: in un mese abbiamo trovato una molteplicità, senza limiti, di sovrapposizioni di onde di vento (cioè sotto l'azione del vento che le genera) e di onde di mare-lungo, parte 'giovani' cioè generate nell'area meridionale dello Stretto, e parte 'vecchie cioè provenienti da distanze di centinaia di chilometri attraverso l'imboccatura sud dello Stretto.
L'esperimento, passato al vaglio di tutti quei mari, é riuscito in modo splendido: partendo dalle misure delle onde in due punti sulla superficie del mare o partendo dalle misure delle fluttuazioni di pressione in due punti sott'acqua, si sono trovate le stesse direzioni di propagazione frequenza per frequenza.
Dunque la risposta alla domanda fatta sopra: “vero o falso?” é vero, senz'altro vero!
Che significa in concreto? Significa potere rilevare gli spettri direzionali con massima affidabilità e con campagne di misura semplicissime e dunque molto poco costose. E conoscere lo spettro direzionale é fondamentale per prevedere come si eroderà una spiaggia, ovvero quanto tempo potrà durare un ripascimento artificiale, ovvero quale agitazione ondosa ci sarà nel bacino di un porticciolo turistico che abbia una assegnata planimetria.


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Il passaggio alla gestione diretta da parte dell'Università ha impresso un'accelerazione formidabile: oltre ai due esperimenti citati, si é tenuto un simposio in occasione degli esami finali dei dottorati di ricerca in strutture e in ingegneria marittima, simposio nel quale sono state presentate relazioni dal prof. Spanos (Rice University di Huston, Texas) e da diversi professori da varie sedi italiane.
Chi scrive ha tenuto una relazione sulla teoria di quasi-determinismo delle onde di mare, facendo riferimento all'esperimento in corso, cui gli astanti stavano assistendo in tempo reale.
L'accelerazione si manterrà se si avrà chiaro quello per cui mi sono tanto battuto negli ultimi anni. Se si avrà chiara, cioè, la differenza tra ricerca fondamentale e ricerca applicata, tra esperimento e campagna di misure. E ancora, se si avrà chiaro il fatto che il Laboratorio di ingegneria marittima di Reggio Calabria ha sempre fatto ricerca fondamentale (mai ricerca applicata), sempre esperimenti (mai campagne di misura); ed essendo in grado di fare questo, sarebbe un peccato se invertisse la rotta e si mettesse a fare ricerca applicata e campagne di misura.
Il rischio c'é stato e, a mio giudizio, c'é mancato un pelo!



Vediamo innanzitutto di intenderci sulla differenza tra esperimento e campagna di misure.
Esperimenti classicissimi sono quelli di Pascal.

Pascal prevede, ad esempio, che applicando un tubo sulla copertura di una botte, e versando acqua attraverso l'estremità superiore del tubo, la botte si riempirà, l'acqua prenderà a salire nel tubo, e se il tubo sarà sufficientemente alto ad un certo punto la botte si spaccherà.
Questo, anche se il diametro del tubo verrà fissato a piacere. Vero o falso? Sì o no? Si prova e si vede: un classico esperimento.
Quanto al tipo di ricerca, si tratta senz'altro di ricerca fondamentale. Pascal non concepì il suo esperimento perché un oste che voleva versare vino in una botte attraverso un lungo tubo volle prima fare una prova (e sarebbe stata ricerca applicata). Pascal comprese il concetto di pressione (un passo avanti rivoluzionario) e concepì il suo esperimento come conseguenza di tale concetto (se la pressione é quello che penso io allora, se faccio così e così deve succedere che...).
Si tratta di ricerca fondamentale perché il concetto di pressione é un concetto che ha una infinità di applicazioni.



Altro esperimento classico é quello di Einstein, l'esperimento che portò al famoso articolo del Times sulla 'fabbrica dell'universo'.
Come conseguenza della relatività generale, Einstein previde che la luce emessa da una stella dovesse flettere in modo apprezzabile passando vicino ad un corpo di grande massa come può essere il Sole. Dunque concepì un esperimento: fotografate il cielo durante un eclisse di sole, e, se ho ragione, troverete un'apparente variazione della posizione delle stelle. Due spedizioni inglesi fotografarono il cielo durante un'eclisse del 1919 e trovarono che sì era vero: c'era l'apparente variazione di posizione delle stelle, ed era una variazione dell'entità prevista da Einstein. Si tratta anche qui di un esperimento classico, il quale comporta una previsione e una risposta del tipo vero o falso, sì o no.

Nel nostro campo (l'ingegneria marittima), come in molti altri campi, si fa moltissima ricerca applicata e si fanno moltissime campagne di misura.
Esempio di ricerca applicata: si disegnano blocchi di calcestruzzo per moli a scarpata che, su base intuitiva, si ritiene possano resistere bene all'azione delle mareggiate. Si provano i nuovi blocchi su modelli in scala ridotta in vasche attrezzate con generatori di onde. Si registrano i danni prodotti da onde di assegnate caratteristiche, e si procede daccapo con blocchi di forma diversa, fino ad individuare empiricamente il blocco con la forma più efficace allo scopo.

Esempio di campagna di misura: si registrano le onde in una località, una registrazione di dieci minuti ogni tre ore. Avanti così per anni. Scopo: effettuare un'analisi statistica delle altezze, dei periodi e delle direzioni di propagazione delle onde in quella località.



Di esperimenti veri e propri, nel mio campo e nei campi affini, non ne vedo da anni. All'opposto nel mare di Reggio Calabria negli ultimi venti anni si sono eseguiti esclusivamente esperimenti, esperimenti in senso classico. Dunque, il laboratorio di Reggio Calabria non è unico al mondo soltanto per la struttura fisica e le tecniche operative, é soprattutto unico per il modo di fare scienza.
Purtroppo, lo ripeto, negli ultimi anni siamo andati vicini a smarrire questa seconda e più importante forma di unicità. Si badi bene, il cambiamento di rotta era ispirato dalle migliori intenzioni e dunque non c'é da parte mia alcuna forma di critica ad alcuno, anzi ho solo sincera gratitudine per tante persone che si sono appassionate al nostro laboratorio ed hanno contribuito a renderlo bello com’é.


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Concludo sul nocciolo della questione: in che modo finora il laboratorio di Reggio Calabria ha fatto solo ricerca fondamentale ed esperimenti in senso classico?
Nel periodo tra il 1978 e il 1988 misi a punto la teoria di quasi determinismo delle onde di mare. La teoria (v. i capitoli 9 e 10 del mio libro Wave Mechanics for Ocean Engineering, Elsevier Science,2000, 492pp) consiste in una soluzione in forma chiusa di meccanica probabilistica, basata su tre teoremi.
La teoria previde l'esistenza di una nuova struttura fisica: un gruppo tridimensionale di onde con una meccanica completamente nuova, che dovrebbe formarsi nel corso delle tempeste. La teoria descrisse dettagliatamente questa nuova struttura fisica; essa mostrò che il gruppo di onde ha una fase di sviluppo e una fase di decadimento con caratteristiche opposte; mostrò che ciascuna onda nel gruppo ha un vero e proprio ciclo vitale, e dunque il gruppo si rinnova come una famiglia di esseri viventi; la teoria dimostrò che l'onda massima nel corso di una tempesta é con grandissima probabilità l'onda centrale di uno di questi gruppi, al culmine della propria fase di sviluppo; la teoria infine rivelò una molteplicità di fenomeni meccanici che avvengono durante l'evoluzione del gruppo di onde, tutti fenomeni fino ad allora sconosciuti.
Per verificare la teoria posi nel mare di Reggio Calabria, una sorta di trappola formata da un reticolo di pali verticali con una disposizione opportuna sul campo. Ciascun palo sosteneva alcuni strumenti di misura. La mia idea era: se i gruppi di onde esistono davvero prima o poi uno di essi dovrà passare attraverso il reticolo di pali, cioè dovrà cadere nella trappola, e gli strumenti potranno verificare se esso ha la configurazione e la meccanica caratteristica prevista dalla teoria.
La domanda era: i gruppi di onde con quella meccanica caratteristica esistono davvero?
Sì o no? La risposta fu un sì pieno.
Era il 1990 ed il primo esperimento nel mare di Reggio Calabria era compiuto.

Seguirono diversi altri esperimenti alcuni dei quali miravano a verificare se erano vere o no altre previsioni della teoria di quasi determinismo,in particolare sul modo in cui onde gigantesche (si intende 'gigantesche rispetto alla media di una tempesta') si possono formare su una diga foranea o al largo di una diga foranea.


Un altro classico esperimento fu quello del 1993. Muovendo dalla teoria di quasi-determinismo avevo previsto che la forza orizzontale delle onde su un corpo isolato sott'acqua é più grande della forza su una massa d'acqua equivalente (per volume, forma e posizione ) esclusivamente a causa di un rallentamento della velocità di propagazione delle onde di pressione associate, sott'acqua, alle onde sulla superficie del mare.

Attraverso lo stesso ragionamento avevo previsto che la forza verticale delle onde su un corpo isolato sott'acqua é più grande della forza verticale sulla massa d'acqua equivalente, esclusivamente, a causa di un' amplificazione delle fluttuazioni di pressione sulla porzione superiore del corpo, e di una riduzione dall'ampiezza delle fluttuazioni di pressione sulla porzione inferiore del corpo solido. Anche qui si trattò di rispondere alla domanda vero o falso? sì o no? E fu ancora un sì nettissimo.
É poi del tutto evidente che si tratti di ricerca fondamentale: il corpo isolato potendo essere qualsiasi cosa: un viadotto sottomarino, una piattaforma petrolifera, un serbatoio subacqueo per lo stoccaggio del greggio, etc. Ci furono poi altri esperimenti che non rammento per non dilungarmi troppo.

Piuttosto voglio dedicare lo spazio che resta all'esperimento più emozionante, quello dall'esito più incerto, l'esperimento del 2005 sulla conversione dell'energia ondosa.
Nel 2002 avevo ideato un impianto per la conversione dell'energia ondosa nell'energia di una corrente d'aria a sua volta direttamente convertibile in energia elettrica. Allo scopo mi ero basato su uno schema preliminare di calcolo che avevo messo a punto per via analitica.
Nei due anni che seguirono mi 'ruppi letteralmente la testa', per risolvere rigorosamente il problema dell'interazione tra le onde e il mio impianto.
Il problema é molto complesso, perché l'impianto assorbe energia dalle onde, le quali onde non sono più le stesse che ci sarebbero se l'impianto non ci fosse, in quanto vengono grandemente deformate a causa dell'interazione con l'impianto. Alla fine compresi che esistevano infinite soluzioni ciascuna delle quali soddisfaceva istante per istante le equazioni di conservazione della massa e dell'energia. In altre parole il mare aveva infinite possibili strade per interagire con l'impianto. Quale strada avrebbe imboccato?
Ragionai così. Per far fluire l'energia dal largo all'impianto il mare ha bisogno di una strada asfaltata, diciamo così, con uno strato di energia (un tot di energia per metro quadrato). Il mare cercherà di fare fluire la maggiore quantità possibile di energia, utilizzando la minore quantità possibile di 'asfalto'. É uno scenario che presuppone una sorta di intelligenza da parte del mare.
Si tratta di filosofia bella e buona: dopo 35 anni che studio il mare sono convinto di trovarmi di fronte ad un'intelligenza meravigliosa capace di vagliare istantaneamente infinite possibili soluzioni, e scegliere all'istante la più intelligente.
Se é così si aprono due scenari diversi. Primo scenario: le onde che investono l'impianto sono onde di vento, cioè l'impianto é investito da una tempesta. In questo caso la soluzione più intelligente é la seguente: il mare amplifica le onde davanti all'impianto. L'amplificazione é minore dell'amplificazione che si avrebbe davanti ad una diga a muro, l'amplificazione si diffonde verso il mare aperto avanzando con la classica velocità cG, la velocità di propagazione dell'energia ondosa la quale dipende dal periodo dell'onda e dalla profondità dell'acqua.
Secondo scenario: le onde che investono l'impianto sono onde di mare-lungo.
In questo caso la soluzione più intelligente é la seguente: l’amplificazione delle onde davanti all'impianto è maggiore della amplificazione che si avrebbe davanti ad una diga a muro. Si diffonde verso il mare aperto avanzando con una velocità minore di cG, e in molti casi la velocità di avanzamento tende a zero. In questi casi si ha una super-amplificazione delle onde davanti all'impianto, la quale super-amplificazione resta confinata nelle immediate vicinanze dell'impianto e non riesce ad espandersi verso il mare aperto. In tali casi, non essendoci più energia riflessa che torna verso il mare aperto, l'impianto assorbe il 100% dell'energia ondosa incidente e la trasforma nell'energia di una corrente d'aria intubata, a sua volta convertibile in energia elettrica con un alto rendimento.
La conclusione é che, se si ammette che il mare scelga la soluzione più intelligente, si arriva alla conclusione che, in alcuni casi, c'é dell'energia ondosa (l'energia riflessa verso il mare aperto) che si muove con una velocità diversa dalla classica velocità cG. Si tratta di un'autentica 'picconata' alla base dell'idraulica: finora un caposaldo era che l'energia ondosa si propaga con la velocità cG.
Ad esempio quando ascoltiamo le previsioni meteo riguardanti i mari, esse sono fondate sul principio che l'energia ondosa si propaghi con la velocità cG. Prospettare che dell'energia ondosa in certi contesti possa avanzare con una velocità minore di cG è come, mutatis mutandis, prospettare che la luce in certi contesti possa muoversi con una velocità minore di c, cioè minore dei 300000km/s.




Era la fine del 2004, l'esperimento era previsto per la primavera 2005, allora pensai di formalizzare con una sorta di atto notarile la mia previsione prima dell'inizio dell'esperimento, e lo feci con una lettera alla rivista Nature, intitolata 'Is it possible to transform nearly the 100% of sea-wave-energy into a form suited to be converted into electric power?'.
Si prospettava un esperimento affascinante: é vero o falso che un impianto può arrivare a convertire il 100% dell'energia delle onde di mare-lungo nell'energia di una corrente d'aria intubata, grazie ad una super-amplificazione delle onde davanti all'impianto stesso?
Questa volta l'attesa della risposta era veramente al cardiopalma Le onde di lungo non vennero subito, ma quando arrivarono fu un tuffo al cuore. Non solo sfiorammo il 100% di conversione dell'energia ondosa, ma ancora più spettacolare, assistemmo, come previsto, a super-amplificazioni delle onde con l'energia ondosa davanti all'impianto che arrivò addirittura a 30 volte l'energia delle onde incidenti!

Anche qui é perfettamente evidente che si tratta di ricerca fondamentale. Noi non abbiamo montato un impianto disegnato su base intuitiva, per vedere come funzionava, e per migliorarlo alla luce delle osservazioni. Questa sarebbe stata la tipica ricerca applicata, come quella che si fa per migliorare l'aerodinamica di un veicolo attraverso la prova di esso in galleria del vento. Qui non solo l'impianto aveva una configurazione definitiva che non era minimamente oggetto di discussione, ma addirittura gli stessi criteri di progetto erano già stati definiti e pubblicati nel volume 'Gli impianti REWEC' (ed. BIOS, 2004) e tali criteri non sono stati modificati dall'esperimento.


L'esperimento ha scritto una pagina importante di ricerca fondamentale per due motivi. Primo: la prova che la velocità di propagazione dell'energia ondosa può essere minore di cG, risultato che sconvolge le basi stesse dell'idraulica marittima.

Secondo:il fatto che sia possibile convertire il 100% dell'energia ondosa.
Si tratta di un principio generale che non é legato al particolare impianto provato. É come quando il primo velivolo superò la velocità del suono: non era tanto importante che quel particolare velivolo avesse prodotto quella performance, quanto il fatto in sé che era possibile superare la barriera del suono. E infatti dopo di allora sono stati prodotti centinaia di aerei supersonici, da aziende concorrenti.

L'esperimento del 2005 ha avuto un bel riconoscimento: la rivista leader internazionale nel settore dell'ocean engineering ha pubblicato sullo stesso numero ben tre articoli per l'illustrazione della teoria e dei risultati dell'esperimento: uno spazio che sarebbe molto notevole già se dedicato ad una grande università americana, e diventa veramente straordinario se pensiamo che é dedicato ad una piccola università italiana.

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Spero di avere fatto comprendere la peculiarità del Laboratorio di ingegneria marittima dell'Università' Mediterranea, e l'importanza dell'intervento degli Organi dirigenti dell'Università volto alla conservazione integrale di tale peculiarità.

martedì 30 giugno 2009

"Changing landscape", workshop internazionale sullo Stretto



Dal 2 al 14 luglio si svolge presso la Facoltà di Architettura il workshop internazionale di progettazione “Changing landscape”.

Il Progetto ha una durata triennale – la tappa di Reggio del 2009 ne è la prima edizione – e la Mediterranea è l’università coordinatrice per tutta la sua durata. E’ un programma IP (Intensive Programme o anche LLP- Lifelong Learning Programme) in ambito ERASMUS che rafforza le relazioni dell’ateneo con l’estero e gli scambi tra studenti/docenti europei.

Partecipano cinque Scuole di Architettura europee ( Barcellona – Malaga – Lisbona – Hannover – Atene) e 3 italiane (Reggio Calabria – Milano – Venezia), University of Pennsylvania, Nacional University of Cordoba (Argentina), National University of Architecture of Rabat (Marocco) e l’Ethiopian University of Addis Abeba (Etiopia).

Nel complesso sono coinvolte 9 nazioni: Spagna, Portogallo, Germania, Grecia, Italia, Argentina, USA, Marocco, Etiopia e un minimo di cinque studenti per ateneo accompagnati da un docente di riferimento.

Si lavorerà sullo Stretto di Messina - area geografica dove proprio la risorsa paesaggio rappresenta il patrimonio e il potenziale più alto - intervenendo su aree urbane consolidate, periferie spontanee, ambiti costieri ed infrastrutturali, per condividere attitudini, strategie, politiche di intervento dove il progetto di paesaggio in termini di valori e qualità rimane la dimensione culturale di riferimento.

Il Programma Intensivo nell’ambito del Programma Erasmus, rappresenta ormai da tempo l’opportunità di implementare progetti di eccellenza a livello Europeo mediante un programma di studio di breve durata che coinvolge studenti e docenti di Istituti di istruzione superiore europei, titolari di una Carta Universitaria Erasmus, con l’obiettivo di promuovere l’insegnamento di tematiche specifiche e di consentire agli studenti e ai docenti coinvolti di beneficiare di condizioni di apprendimento e di insegnamento privilegiate.

Il Workshop sarà inaugurato il 2 luglio, a partire dalle ore 11.00, nell’aula magna di Ateneo “Antonio Quistelli” – Feo di Vito.

www.changinglandscapes.eu

martedì 23 giugno 2009

Strade da far paura

di Domenico Gattuso, docente di Trasporti

Università Mediterranea di Reggio Calabria

Alcuni drammatici incidenti avvenuti in queste ultime settimane sulle strade calabresi, la trasmissione di Anno Zero dei primi di giugno sulle insidie determinate dai camion ed un quasi incidente che mi ha fatto impallidire mentre ero alla guida in autostrada, mi spingono a tornare sul tema della sicurezza stradale, con qualche breve riflessione.

Partirò dai fatti citati.

Domenica 7 giugno, ore 17:30. Sulla SS 106 nei pressi di Melito Porto Salvo uno scontro terribile tra un’auto e una moto; tre persone perdono la vita e una quarta rimane ferita gravemente; dopo qualche giorno di coma, anche Pietro, un giovane di appena 30 anni, muore. Non è la prima volta che la SS 106 tra Melito e Reggio diventa scenario atroce di morte. E le scene sono sempre raccapriccianti.

Si rimane attoniti; i cuori di persone care cessano di battere e quelli di amici e parenti si spezzano. Quale consolazione si potrà dare ad una madre, ad un figlio, ad un amico caro? Come può essere? Come è possibile che accadano simili incidenti? Si può parlare di fatalità quando tali eventi si ripetono così frequentemente?

Domenica 14 giugno, di notte. Sempre sulla SS 106 nei pressi di Rossano tre persone muoiono e altre rimangono ferite in uno scontro frontale fra due autovetture.

Di certo lungo questo maledetto nastro di asfalto che è la SS 106 si rischia e si muore. Sono lì a evidenziarlo edicolette e mazzetti di fiori che i parenti delle vittime posizionano a margine della carreggiata a testimonianza di un punto dello spazio e del tempo in cui la loro vita è cambiata. Icone simboliche che dovrebbero rappresentare un monito ad essere prudente per chi continua ancora a correre sulla strada inconsapevole del rischio o, forse, convinto che disgrazie simili possano capitare solo agli altri.

Venerdì 12 giugno, ore 16. Sull’autostrada A3 in direzione Nord pochi chilometri dopo lo svincolo di Falerna. Viaggio tranquillo con moglie e figlia, verso Cosenza; non fosse per il sole cocente e la marcia in colonna a causa dei lavori in corso che costringe a circolare su due corsie contrapposte sulla stessa carreggiata, si direbbe un viaggio tranquillo. All’improvviso un TIR in direzione Sud sbanda, supera i birilli spartitraffico, invade la nostra corsia e lo vediamo venirci addosso, gigantesco, rapido, terrificante. Sbianchiamo e ci prende il panico; tutto si svolge in un attimo! Istintivamente mi accosto a destra, ma ho un muro che mi impedisce spazi di manovra; il camion per nostra fortuna si rimette in sesto con una brusca svolta e ci sfiora. Siamo attoniti e crediamo di aver visto la morte con i nostri occhi. Il cuore batte forte e per diversi minuti restiamo allibiti a interrogarci su quanto avvenuto. Telefono alla Polizia Stradale e segnalo l’accaduto, forse potrebbero intercettare il camion prima che giunga a Falerna, forse il camionista ha avuto un colpo di sonno o è ubriaco; sarebbe bene fermarlo prima che succeda l’irreparabile. Mi chiedono se ho rilevato il numero di targa., ma in quegli attimi non so come avrei potuto pensare di fissare la targa del camion!! Non so cosa sia successo dopo, dubito che il camion sia stato fermato.

Giovedi 4 giugno, qualche giorno prima di questi avvenimenti, ad Anno Zero, la trasmissione di Michele Santoro su RAI2, si era puntato il dito sui pericoli rappresentati dall’assenza di controllo sulla guida dei camion nel nostro paese. Non avevo visto la puntata e sono andato a cercarla su Internet; ho scaricato il filmato dell’intera trasmissione, ed ho trovato che qualcun altro aveva vissuto esperienze simili alla nostra, purtroppo senza fortuna. Ho trovato anche, in alcuni forum sulla rete, del risentimento da parte di camionisti che si sono sentiti sotto attacco, ma credo la questione sia più complessa ed attiene a diverse scale di responsabilità: dalla costruzione e gestione delle infrastrutture, alle regole di circolazione, ai livelli di controllo e repressione di comportamenti illeciti, all’educazione stradale.



Mi occupo di trasporti da diversi anni, ma continuano ad impressionarmi gli incidenti della strada. Credo si debba dire basta e chiedere a chi ha delle responsabilità in merito di assumersele tutte. Credo si debba affermare con decisione una politica per la sicurezza stradale, superando ideologie politiche, steccati di parte, superficialità di gestione delle strade e dei controlli, comportamenti anomali, deresponsabilizzazione degli enti addetti alla gestione e manutenzione delle infrastrutture.

Non è possibile che le statistiche sull’incidentalità stradale ci consegnino le cifre di una guerra micidiale in Italia. Mi pare utile richiamare qualche dato sul fenomeno. Secondo il rapporto Istat-Aci relativo agli incidenti stradali avvenuti in Italia nel 2007, ogni giorno nel nostro Paese si verificano in media 633 incidenti stradali, che causano la morte di 14 persone e il ferimento di 893. Nel 2007 si sono verificati 230.871 incidenti stradali, che hanno provocato il decesso di 5.131 persone, mentre altre 325.850 hanno subito lesioni di diversa gravità. Si tratta di cifre impressionanti: 5 mila morti è l’equivalente di una cittadina come Scilla che scompare; causa più morti la strada che non la somma di altre cause che pure sono allarmanti come droga, alcool, AIDS, mafia e rapine.

Sempre secondo il rapporto Istat-Aci, le città sono i luoghi in cui si verifica la maggior parte degli incidenti in Italia. Nel 2007, infatti, il 76,6% degli incidenti si è verificato su strade urbane. Inoltre, la notte è il momento in cui avvengono gli incidenti più gravi: nel 2007, nella fascia oraria compresa tra le 22 e le 6, circa 33 mila incidenti stradali hanno causato 1.400 decessi (pari al 27,3% del totale dei morti) e il ferimento di 53 mila persone. L’indice di mortalità evidenzia che gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (escluse le autostrade), dove si registrano 5,8 decessi ogni 100 incidenti. Sulle strade urbane il tasso di mortalità è pari a 1,3 morti ogni 100 incidenti, sulle autostrade, dove gli incidenti sono più gravi, questo valore sale a 3,9.

Occorre rilevare che sono i giovani tra 25 e 29 anni la categoria più colpita dalle conseguenze degli incidenti stradali, con ben 554 morti e 38.500 feriti l’anno. Ed appare purtroppo crescente la componente di incidenti che coinvolge moto e motorini, quindi spesso ragazzini e giovani.

Per quanto riguarda le circostanze in cui si verificano gli incidenti, i comportamenti errati di guida, il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità troppo elevata sono le prime cause di incidente (45% dei casi). Tra i killer degli automobilisti italiani rientrano la sonnolenza e la stanchezza; il 15% degli incidenti extra-urbani è causato da disattenzioni per stanchezza, di cui addirittura la metà legati all’OSAS, un disturbo grave del sonno piuttosto diffuso (ne soffrono infatti circa 1.600.000 italiani).

In concreto, ci si chiede, che fare??

Si tratta di agire con strumenti diversificati, complementari e coordinati, mettendo in atto i Piani per la Sicurezza Stradale in modo caparbio. Ognuno al proprio livello di competenza. E senza timore di investire risorse. Il costo per la collettività degli incidenti stradali è stato stimato in 30 Miliardi di Euro l’anno (l’equivalente di 5 ponti sullo Stretto), senza tener conto della perdita di valore della vita connesso al dolore che rimane nell’animo dei familiari delle vittime. Quanto più si investirà in sicurezza, tanto più si ridurrà questa carneficina.

Si tratta di rendere le strade e i veicoli più sicuri, ma anche di favorire modalità di trasporto alternative come il treno o l’autobus, di sistemare meglio i percorsi stradali, di attivare comportamenti più virtuosi dei guidatori attraverso un uso intensivo di tecnologie; di politiche educative e preventive, ma anche di agire con severità e repressione nei confronti di comportamenti fuori legge.

Non è certo in questo spazio che potranno essere trattate questioni complesse come questa, ma qualche riflessione può essere fatta con riferimento ai fatti richiamati in precedenza.

La SS 106 Jonica può essere resa più sicura? Certamente sì. Invece di aspettare le calende greche di una nuova autostrada che l’ANAS non finanzierà mai, sarebbe opportuno lavorare per eliminare i numerosi accessi non segnalati, i punti critici riconosciuti, gli incroci tradizionali (ad esempio con dispositivi per far rallentare i veicoli come le rotatorie), le sezioni anomale (alcune strade come quella fra Pellaro e Lazzaro non sono a norma), costruire delle arterie periferiche protette e opportunamente raccordate ai centri cittadini, evitando promiscuità e abusi edilizi a margine.

La tangenziale di Reggio Calabria è anch’essa fuori norma, con svincoli mal realizzati e troppo ravvicinati, presenta numerosi difetti strutturali ed ha raggiunto livelli di guardia; gli incidenti sono fin troppo frequenti; bisogna aver il coraggio di scelte forti come la chiusura di qualche svincolo o la sua riqualificazione su standard autostradali.

La A3 da Reggio a Villa S.Giovanni è anch’essa al limite; potrebbe essere ampliata a tre corsie per senso di marcia, essendo il tratto a più intenso traffico a Sud di Salerno, invece nulla di tutto questo. Si lavora a puntellare piuttosto che su interventi strutturali.

Ma che ne è dei servizi di trasporto pubblico? Essi potrebbero rappresentare una valida alternativa, ma non giocano il ruolo sociale che dovrebbero: le ferrovie sono ormai a livello da terzo mondo, i mezzi pubblici urbani sempre gravemente sottodimensionati e inattraenti. Con il costo di 1 km di autostrada si potrebbero comprare 75 autobus o 6 treni regionali, ma si preferisce ancora insistere con il mezzo individuale.

A livello normativo si può fare di più; ad esempio sarebbe opportuno introdurre limiti di età per i patentati: evitare il rilascio della patente agli anziani oltre certe soglie di età perché i riflessi e la vista non sono più, oggettivamente, nelle migliori condizioni; attivare verifiche annuali severe sulle condizioni di salute; procedere a controlli severi, con ritiro della patente per eccessi di velocità, insufficiente distanza di sicurezza o ripetute infrazioni; applicare più decisamente le sanzioni con la patente a punti; incentivare l’aggregazione dei camionisti in imprese (in quasi tutta Europa ormai l’autotrasporto è gestito da poche grandi imprese e la tutela dei camionisti è maggiore che da noi), far rispettare le norme sui limiti di guida dei camion; procedere al potenziamento serio delle forze di polizia con risorse umane, mezzi e tecnologie di avanguardia (bisogna pensare che il potenziamento dell’esercizio delle funzioni di polizia si traduce in recupero di vite umane!).

Sarebbe anche il caso di porre un limite alla potenza dei motori da parte delle industrie di settore, ovvero di impiantare un dispositivo elettronico in grado di limitare la velocità del veicolo come avviene nel Nord America. Che senso ha produrre macchine e moto che possono raggiungere i 200 km/h quando tali velocità sono inammissibili per legge su tutta la rete stradale? Chi vuole provare il brivido sulla propria pelle lo faccia in circuiti chiusi e in aree desertiche!

Le tecnologie in grado di attuare dei veri controlli sulla guida ormai esistono e andrebbe incoraggiata la loro diffusione. Controllo della velocità dei veicoli e dei distanziamenti reciproci sono possibili attraverso sensori di diversa natura come tutor e impianti satellitari: i mezzi potrebbero essere localizzati con continuità, in modo da permettere di rilevare in tempo reale comportamenti anomali come l’eccessiva velocità o la insufficiente distanza di sicurezza (sono ancora numerosi gli imbecilli che corrono ad alta velocità, che non rispettano la distanza di sicurezza, si attaccano pericolosamente al veicolo che li precede e lo aggrediscono con lampeggi e trombe per chiedere largo).



Vi sono molteplici altre tecnologie applicabili sulle quali investire e incentivare la ricerca; ad esempio sensori in grado di rilevare lo stato di ebbrezza o di sonnolenza del guidatore e di allertarlo e dissuaderlo dallo stare alla guida; sensori in grado di reprimere l’uso di telefonini mentre si guida, dispositivi per costringere un veicolo a rallentare in automatico se la sua distanza dal veicolo precedente scende sotto la soglia di sicurezza, dispositivi per arrestare un veicolo che si immetta contromano in autostrada, sensori in grado di segnalare la presenza di ostacoli improvvisi o delimitare la strada in caso di nebbia o di condizioni atmosferiche avverse che limitano la visibilità, tecnologie che “costringano” il guidatore ad allacciare le cinture di sicurezza, e molte altre ancora.

L’educazione stradale inoltre andrebbe attivata come materia scolastica, con corsi sulla sicurezza obbligatori a cadenza regolare per tutti i guidatori di veicoli, una sorta di formazione continua; dopo aver preso la patente sono in tanti a dimenticare le regole e perfino il significato di molti dei segnali riportati nel Codice della Strada. Su questo versante si può e si deve fare molto, anche puntando su immagini shock come quelle riportate nei video allegati.

giovedì 11 giugno 2009

La Regione per la Mediterranea: Casa dello Studente e BaaM

L'assessore al bilancio e traporti della Regione Calabria, Demetrio Naccari, ha presenziato oggi alla conferenza stampa del pomeriggio.
Ospite del Rettore e del Direttore Amministrativo per illustrare il frutto della collaborazione con l'Ateneo: la Casa dello Studente passa definitivamente alla Mediterranea e la Regione sosterrà la Biennale dell'Arte e Architettura del Mediterraneo, progetto creato dall'Ateneo in collaborazione con il Comune di Reggio Calabria.