giovedì 28 maggio 2009

Il patrimonio culturale e ambientale dell’Aspromonte e le potenzialità per il riconoscimento nelle liste del Patrimonio Mondiale UNESCO

Percorso formativo in stage “Università nel Territorio – Obiettivo Aspromonte”
Laboratorio di Ricerca Territoriale per la programmazione degli interventi di valorizzazione integrata dei beni culturali, ambientali ed etno-antropologici
Parco Nazionale dell’Aspromonte, 18 maggio - 24 Maggio 2009

Responsabile scientifico: Prof. Edoardo Mollica
Coordinatore: Arch. Maurizio Malaspina
Tutor: A.Picone Chiodo; Giuseppina Cassalia; Claudia Ventura


di Maurizio Malaspina

Con la tavola rotonda sul tema “La sperimentazione per la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale dell’Aspromonte: le potenzialità per il riconoscimento nelle Liste del Patrimonio Mondiale UNESCO” e il progetto “Adotta un centro storico” si nell’affascinante contesto del Santuario di San Leo di Africo Vecchio, si è conclusa l’edizione 2009 dello stage residenziale “Università nel territorio”, il cui responsabile scientifico è il prof. Edoardo Mollica, che ha visto laureandi del Corso di laurea in Conservazione, restauro e valorizzazione dei beni architettonici e ambientali dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria soggiornare in Aspromonte per definire percorsi valorizzanti per il patrimonio culturale e ambientale del Parco. Per dare ai laureandi la possibilità di confrontarsi fin dal primo momento con le straordinarie potenzialità territoriali della montagna reggina, da lunedì 18 maggio è stato attivato un percorso a tappe che dalla costa ha condotto i ragazzi a Polsi attraverso gli antichi tracciati percorsi dai pellegrini diretti al Santuario della Madonna della Montagna, passando da San Luca e la Fiumara Bonamico, con la Vallata delle “grandi pietre” (Pietra Cappa, Pietra Castello, Pietra Lunga) a fare da sfondo alle pendici dell’Appennino calabrese.


A Polsi, accolti calorosamente da Don Pino Strangio, Rettore del Santuario, sono stati attivati i filoni laboratoriali della programmazione in stage, incentrati sull’analisi del patrimonio culturale materiale e immateriale di Polsi e del suo contesto naturalistico ambientale. Gli studenti hanno lavorato sul patrimonio architettonico di Polsi, rilevando e analizzando le antiche strutture per progettare il riuso compatibile con uno scenario di fruizione turistico-culturale. Nella giornata di martedì 19 maggio si è consumato l’incontro con il Vescovo Morosini della Diocesi di Locri-Gerace, con il quale sono stati affrontati gli aspetti legati alla valorizzazione di Polsi e del suo contesto territoriale, ed è stato percorso un tratto del Sentiero Italia fino al lago Costantino guidati da Alfonso Picone del CAI – Sez. Aspromonte.

All’approfondimento è stata dedicata anche la giornata di mercoledì 20 maggio, con il seminario “Il patrimonio ambientale e culturale dell’Aspromonte tra caratteri identitari e scenari di valorizzazione”, al quale sono intervenuti, oltre al responsabile scientifico di “Università nel territorio” prof. Edoardo Mollica e del coordinatore arch. Maurizio Malaspina, il prof. Roberto Banchini, Soprintendente ai beni architettonici e ambientali delle Provincie di Reggio e Vibo; Don Pino Strangio, Rettore del Santuario della Madonna di Polsi; l’avv. Sebastiano Giorgi, Sindaco di San Luca; il prof. Angelo Vecchio Ruggeri, coordinatore ANSAS Calabria; il Prof. Andrzej Tomaszewski, ICOMOS Polonia; la prof.ssa Irmela Spelberg, Università Europea di Viadrina. Dall’incontro seminariale è emersa l’intenzione di lavorare per correggere le distorsioni percettive che in epoche recenti hanno identificato Polsi esclusivamente per i richiami negativi dei media o semplicemente come meta di pellegrinaggio. Si punta invece a far emergere le straordinarie valenze culturali e testimoniali che fanno di Polsi uno dei patrimoni culturali più importanti della Calabria, così da poter essere inserito in circuiti di fruizione turistico-culturale e diventare un valore aggiunto nei processi di valorizzazione dell’Aspromonte.


Lasciato Polsi nella giornata di giovedì 21 maggio, lo stage si è trasferito a Bova, non mancando prima di visitare la casa di Corrado Alvaro a San Luca e la sede della omonima fondazione.

A Bova, fin dalla serata di Giovedì è stato attivato un laboratorio sulla definizione del profilo di comunità e la percezione delle risorse territoriali, con i partecipanti ad animare il centro con interviste e confronti negli slarghi e per le vie del borgo. Lo studio, finalizzato a approfondire il livello di percezione dell’Aspromonte come risorsa e come identità diffusa, costituirà la base conoscitiva per attivare interventi volti a rafforzare una corretta percezione delle emergenze territoriali.

Venerdì 22 maggio le attività hanno interessato Casalinuovo di Africo, con l’obiettivo di dimensionare le potenzialità del patrimonio architettonico abbandonato nei centri storici del Parco e di proporne il loro recupero e la rifunzionalizzazione, mentre nella giornata di sabato 23 maggio, sempre guidati da Alfonso Picone del CAI Aspromonte, che ha trasferito ai partecipanti durante l’intero soggiorno informazioni preziose e competenti sulla fruizione compatibile dell’Aspromonte, è stata raggiunta a piedi Amendolea.

La Vallata dell’Amendolea è diventata così il filo conduttore della programmazione delle attività formative, con incontri con operatori e amministratori locali finalizzati a definire problematiche, scenari e potenzialità di valorizzazione dei siti. L’Amendolea, con il suo paesaggio, i piccoli borghi, i sentieri, l’idioma grecanico, è un territorio straordinario da conservare e valorizzare attraverso il riconoscimento unanime delle sue unicità e potenzialità. In tal senso è la compatibilità degli interventi e la coralità delle azioni che determina la fattibilità di un riconoscimento Unesco nelle liste del patrimonio immateriale al quale il Laborest lavora da tempo, aspetto che costituirebbe il valore aggiunto determinante per la valorizzazione dell’area grecanica. Non si tratta di partire da zero. Molto in questi anni è stato fatto, e confermano le migliaia di presenze italiane e straniere che si riversano ogni anno per camminare nell’Amendolea e in Aspromonte, o come confermano gli interventi valorizzanti sui centri storici o il percorso intrapreso da Bova Marina con la costituzione del comitato di esperti che con il Laborest sta lavorando per la valorizzazione dell’area grecanica.

L’ultima giornata, domenica 24 maggio, ha visto lo svolgimento della tavola rotonda nell’affascinante scenario del Santuario di San Leo di Africo Vecchio, raggiunto da un numero importante di persone interessate ad un evento unico nel suo genere e fortemente voluto dal PAU, dall’Ente Parco e dal Comune di Africo. Alla tavola rotonda, coordinata dal Prof. Edoardo Mollica, hanno partecipato l’Avv. Leo Autelitano, Presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte, il Prof. Andrzej Tomaszewski, ICOMOS Polonia e l’ing. arch. Maurizio Di Stefano, ICOMOS Italia; la Prof.ssa Irmela Spelberg, Università Europea di Viadrina e l’arch. Marianna Savrami, ICOMOS Grecia; il prof. Luigi Lombardi Satriani, Università “La Sapienza” di Roma, il Prof. Giulio Mondini, Istituto SITI di Torino e il Prof. Salvatore Berlingò, Rettore Università per stranieri “Dante Alighieri”. Tra i politici e gli amministratori sono intervenuti l’Avv. Domenico Versaci, Sindaco di Africo, il Dott. Giovanni Mario Squillaci, Sindaco di Bova Marina, il Dott. Agostino Zavettieri, Sindaco di Roghudi, l’On. Giovanni Nucera, Consigliere Regione Calabria, il dott. Giuseppe Giordano, Presidente del Consiglio Provinciale di Reggio Calabria. La tavola rotonda ha fatto emergere l’intenzione di dare seguito agli scenari tracciati con lo stage Università nel territorio, con la creazione di un forum territoriale che in maniera permanente continui a implementare i percorsi di valorizzazione dell’area grecanica e del territorio dell’Aspromonte, partendo dalle conclusioni alle quali perverranno gli studenti dello stage Università nel territorio. Inoltre si punta alla creazione di un gruppo di lavoro che elabori azioni e programmi strategici capaci di far emergere le unicità e le universalità del patrimonio culturale dell’Aspromonte e creare i presupposti per avanzare una candidatura nelle liste del patrimonio immateriale dell’UNESCO.

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