di Domenico Gattuso, docente di Trasporti
Università Mediterranea di Reggio Calabria
Alcuni drammatici incidenti avvenuti in queste ultime settimane sulle strade calabresi, la trasmissione di Anno Zero dei primi di giugno sulle insidie determinate dai camion ed un quasi incidente che mi ha fatto impallidire mentre ero alla guida in autostrada, mi spingono a tornare sul tema della sicurezza stradale, con qualche breve riflessione.
Partirò dai fatti citati.
Domenica 7 giugno, ore 17:30. Sulla SS 106 nei pressi di Melito Porto Salvo uno scontro terribile tra un’auto e una moto; tre persone perdono la vita e una quarta rimane ferita gravemente; dopo qualche giorno di coma, anche Pietro, un giovane di appena 30 anni, muore. Non è la prima volta che
Si rimane attoniti; i cuori di persone care cessano di battere e quelli di amici e parenti si spezzano. Quale consolazione si potrà dare ad una madre, ad un figlio, ad un amico caro? Come può essere? Come è possibile che accadano simili incidenti? Si può parlare di fatalità quando tali eventi si ripetono così frequentemente?
Domenica 14 giugno, di notte. Sempre sulla SS 106 nei pressi di Rossano tre persone muoiono e altre rimangono ferite in uno scontro frontale fra due autovetture.
Di certo lungo questo maledetto nastro di asfalto che è
Venerdì 12 giugno, ore 16. Sull’autostrada A3 in direzione Nord pochi chilometri dopo lo svincolo di Falerna. Viaggio tranquillo con moglie e figlia, verso Cosenza; non fosse per il sole cocente e la marcia in colonna a causa dei lavori in corso che costringe a circolare su due corsie contrapposte sulla stessa carreggiata, si direbbe un viaggio tranquillo. All’improvviso un TIR in direzione Sud sbanda, supera i birilli spartitraffico, invade la nostra corsia e lo vediamo venirci addosso, gigantesco, rapido, terrificante. Sbianchiamo e ci prende il panico; tutto si svolge in un attimo! Istintivamente mi accosto a destra, ma ho un muro che mi impedisce spazi di manovra; il camion per nostra fortuna si rimette in sesto con una brusca svolta e ci sfiora. Siamo attoniti e crediamo di aver visto la morte con i nostri occhi. Il cuore batte forte e per diversi minuti restiamo allibiti a interrogarci su quanto avvenuto. Telefono alla Polizia Stradale e segnalo l’accaduto, forse potrebbero intercettare il camion prima che giunga a Falerna, forse il camionista ha avuto un colpo di sonno o è ubriaco; sarebbe bene fermarlo prima che succeda l’irreparabile. Mi chiedono se ho rilevato il numero di targa., ma in quegli attimi non so come avrei potuto pensare di fissare la targa del camion!! Non so cosa sia successo dopo, dubito che il camion sia stato fermato.
Giovedi 4 giugno, qualche giorno prima di questi avvenimenti, ad Anno Zero, la trasmissione di Michele Santoro su RAI2, si era puntato il dito sui pericoli rappresentati dall’assenza di controllo sulla guida dei camion nel nostro paese. Non avevo visto la puntata e sono andato a cercarla su Internet; ho scaricato il filmato dell’intera trasmissione, ed ho trovato che qualcun altro aveva vissuto esperienze simili alla nostra, purtroppo senza fortuna. Ho trovato anche, in alcuni forum sulla rete, del risentimento da parte di camionisti che si sono sentiti sotto attacco, ma credo la questione sia più complessa ed attiene a diverse scale di responsabilità: dalla costruzione e gestione delle infrastrutture, alle regole di circolazione, ai livelli di controllo e repressione di comportamenti illeciti, all’educazione stradale.
Non è possibile che le statistiche sull’incidentalità stradale ci consegnino le cifre di una guerra micidiale in Italia. Mi pare utile richiamare qualche dato sul fenomeno. Secondo il rapporto Istat-Aci relativo agli incidenti stradali avvenuti in Italia nel 2007, ogni giorno nel nostro Paese si verificano in media 633 incidenti stradali, che causano la morte di 14 persone e il ferimento di 893. Nel 2007 si sono verificati 230.871 incidenti stradali, che hanno provocato il decesso di 5.131 persone, mentre altre 325.850 hanno subito lesioni di diversa gravità. Si tratta di cifre impressionanti: 5 mila morti è l’equivalente di una cittadina come Scilla che scompare; causa più morti la strada che non la somma di altre cause che pure sono allarmanti come droga, alcool, AIDS, mafia e rapine.
Sempre secondo il rapporto Istat-Aci, le città sono i luoghi in cui si verifica la maggior parte degli incidenti in Italia. Nel 2007, infatti, il 76,6% degli incidenti si è verificato su strade urbane. Inoltre, la notte è il momento in cui avvengono gli incidenti più gravi: nel 2007, nella fascia oraria compresa tra le 22 e le 6, circa 33 mila incidenti stradali hanno causato 1.400 decessi (pari al 27,3% del totale dei morti) e il ferimento di 53 mila persone. L’indice di mortalità evidenzia che gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (escluse le autostrade), dove si registrano 5,8 decessi ogni 100 incidenti. Sulle strade urbane il tasso di mortalità è pari a 1,3 morti ogni 100 incidenti, sulle autostrade, dove gli incidenti sono più gravi, questo valore sale a 3,9.
Occorre rilevare che sono i giovani tra 25 e 29 anni la categoria più colpita dalle conseguenze degli incidenti stradali, con ben 554 morti e 38.500 feriti l’anno. Ed appare purtroppo crescente la componente di incidenti che coinvolge moto e motorini, quindi spesso ragazzini e giovani.
Per quanto riguarda le circostanze in cui si verificano gli incidenti, i comportamenti errati di guida, il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità troppo elevata sono le prime cause di incidente (45% dei casi). Tra i killer degli automobilisti italiani rientrano la sonnolenza e la stanchezza; il 15% degli incidenti extra-urbani è causato da disattenzioni per stanchezza, di cui addirittura la metà legati all’OSAS, un disturbo grave del sonno piuttosto diffuso (ne soffrono infatti circa 1.600.000 italiani).
Si tratta di agire con strumenti diversificati, complementari e coordinati, mettendo in atto i Piani per
Non è certo in questo spazio che potranno essere trattate questioni complesse come questa, ma qualche riflessione può essere fatta con riferimento ai fatti richiamati in precedenza.
La tangenziale di Reggio Calabria è anch’essa fuori norma, con svincoli mal realizzati e troppo ravvicinati, presenta numerosi difetti strutturali ed ha raggiunto livelli di guardia; gli incidenti sono fin troppo frequenti; bisogna aver il coraggio di scelte forti come la chiusura di qualche svincolo o la sua riqualificazione su standard autostradali.
Ma che ne è dei servizi di trasporto pubblico? Essi potrebbero rappresentare una valida alternativa, ma non giocano il ruolo sociale che dovrebbero: le ferrovie sono ormai a livello da terzo mondo, i mezzi pubblici urbani sempre gravemente sottodimensionati e inattraenti. Con il costo di
Vi sono molteplici altre tecnologie applicabili sulle quali investire e incentivare la ricerca; ad esempio sensori in grado di rilevare lo stato di ebbrezza o di sonnolenza del guidatore e di allertarlo e dissuaderlo dallo stare alla guida; sensori in grado di reprimere l’uso di telefonini mentre si guida, dispositivi per costringere un veicolo a rallentare in automatico se la sua distanza dal veicolo precedente scende sotto la soglia di sicurezza, dispositivi per arrestare un veicolo che si immetta contromano in autostrada, sensori in grado di segnalare la presenza di ostacoli improvvisi o delimitare la strada in caso di nebbia o di condizioni atmosferiche avverse che limitano la visibilità, tecnologie che “costringano” il guidatore ad allacciare le cinture di sicurezza, e molte altre ancora.
L’educazione stradale inoltre andrebbe attivata come materia scolastica, con corsi sulla sicurezza obbligatori a cadenza regolare per tutti i guidatori di veicoli, una sorta di formazione continua; dopo aver preso la patente sono in tanti a dimenticare le regole e perfino il significato di molti dei segnali riportati nel Codice della Strada. Su questo versante si può e si deve fare molto, anche puntando su immagini shock come quelle riportate nei video allegati.
Video terrificanti che andrebbero mostrati con alta frequenza sulle nostre reti televisive...Potrebbero formare le nostre coscienze all'educazione stradale..
RispondiEliminaEra ora! Trovo l'articolo molto interessante. Ritengo scandaloso che si arrivi a pubblicizzare (enche con una certa frequenza) il gioco d'azzardo e oggetti di consumo di dubbia utilità conditi dalla solita ossessione per l'immagine, soprattutto femminile. Se la ricerca fosse maggiormente orientata all'implementazione di dispositivi di sicurezza, la comunicazione più attenta alla diffusione di una corretta informazione e si offrissero maggiori occasioni per formare le nostre coscienze, forse ci sarebbero meno morti. Percorrere la famigerata Salerno-Reggio Calabria significa giocare con la propria vita un chilometro dopo l'altro. Provare per credere!...
RispondiEliminaSalve,
RispondiEliminaSono un attivista del trasporto pubblico ma non capisco come mai ne RFI e ne altri entri come La sogas vogliano investire attivamente su tratte come salerno reggio calabria etc...certe volte mi stupisco anche perche il governo dal canto suo farebbe tutto il possibile invece abbiamo pelandroni a cui ciò non frega per niente....