giovedì 26 febbraio 2009

I "lavori in corso"
del Laboratorio teatrale Le nozze


Il Laboratorio Teatrale “Le Nozze” dell’Università Mediterranea è reduce da una stagione 2007-08 che potremmo definire trionfale. I tre spettacoli prodotti dal Laboratorio sono stati invitati a Festival di grande prestigio. Se uno di questi, il Magna Graecia Festival, è un Festival calabrese (a cui ha partecipato Le figlie del Sole), il Laboratorio è stato invitato anche al Festival internazionale del Teatro Universitario di Benevento diretto da Ugo Gregoretti (Alcesti o il nemico della morte) – dove Renato Nicolini è stato premiato; ed al Laboratorio internazionale sul Mito: il Mediterraneo, della Biennale Teatro di Venezia diretta da Maurizio Scaparro (Elyssa/Didone, la regina errante – con la partecipazione come attori degli studenti architetti del Laboratorio sulla Salvaguardia delle città oasi di Nefta, condotto dalla Mediterranea assieme all’ENAU di Tunis. Se si aggiunge che Marilù Prati è stata premiata al Cairo nella serata finale del Festival Internazionale del Teatro Contemporaneo del Cairo, si può dire che il Laboratorio è stato anche un grande veicolo di promozione dell’immagine della “Mediterranea” e della città di Reggio. Una stagione esaltante, che ci vede per il terzo anno consecutivo presenti sul Patalogo, il più prestigioso annuario del teatro italiano diretto da Franco Quadri.

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La nostra nuova stagione, 2008-09, è sotto il segno del Novecento. E’ già iniziata con il primo spettacolo del 14 dicembre, tratto da un romanzo della scrittrice reggina Adele Cambria “Dopo Didone”, memoria, sotto il segno della “Reggio dei miti” del terremoto del 1908, della ricostruzione, della nuova guerra e degli anni Sessanta. Seguirà il 16 aprile la messa in scena di due capolavori di Harold Pinter, il grande drammaturgo inglese premio Nobel: “Party Time” ed “Il linguaggio della montagna”. Possiamo definirli due testi complementari, rappresentazione complessiva della violenza che si nasconde sotto le “maschere del potere”.

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Un convegno di riflessione sull’attualità “politica” di Pinter, cui interverranno Roberto Canziani e Gianfranco Capitta ( i due più qualificati studiosi italiani di Pinter) insieme con Carlo Fanelli si svolgerà la mattina del 16 aprile, presso la Facoltà di Architettura.

Il 28 maggio è la data de “La Giornata di Eduardo”, una drammaturgia di Renato Nicolini tratta da “Napoli Milionaria”, “Filumena Marturano”, “Natale in Casa Cupiello”,“Sabato domenica e lunedì”, scene madri scandite dal passaggio delle ore. Una scelta che vuole essere anche un omaggio alla memoria di Leo De Berardinis – scomparso recentemente - ed al suo Adda passà ‘a nuttata tratto da Eduardo al Festival di Spoleto negli anni Novanta. Anche per Eduardo è prevista una giornata di studi (La commedia umana di Eduardo), cui parteciperanno Luca De Filippo, Antonella Ottai e Paola Quarenghi (curatrice dell’edizione di Eduardo per i Meridiani), ed ancora Gianfranco Capitta.


La nostra rappresentazione sarà preceduta il 24 maggio, giorno del compleanno di Eduardo, dalla proiezione al teatro Siracusa di tre lavori di Eduardo in televisione (Il coraggio del pompiere napoletano, ‘Na Santarella, Gli esami non finiscono mai). Le proiezioni saranno introdotte da Marilù Prati, che recita in tutte e tre le commedie, come protagonista in ‘Na Santarella, Nannina in Il coraggio del pompiere napoletano, signora Cuccurullo ne Gli esami.

Il 13 e 14 maggio, in occasione delle giornate di Architettura a porte aperte saranno proiettati i filmati degli spettacoli del Laboratorio e ci sarà la prima proiezione programmata dal Laboratorio dei due video che Fabio Massimo Iaquone e Giorgio Cannizzaro hanno dedicato a Circe – girati in occasione di “Calabria Palcoscenico” 2007. Sono previste ancora altre due rappresentazioni, dedicate a “L’aurora dopo il terremoto”, sviluppando la performance presentata al Lid’A, nelle date ancora da stabilire dei Convegno “Terre in movimento” del Dipartimento di AACM del Mditerraneo; ed alla mise en espace di due “monodrammi” di Rocco Familiari, L’acqua e il pane, La ballata del silenzio.
Non sfuggirà, all’esame del grande cartello che verrà affisso all’esterno del Teatro Siracusa, che il titolo più evidente del nostro cartellone non è però Il Novecento, ma Lavori in corso per un nuovo teatro. L’impegno che profondiamo, anche oltre la misura consueta dei tre spettacoli, nella nuova stagione, vuole essere un modo di mostrare alla città che il Teatro Siracusa resta aperto e in attività, come laboratorio e luogo di spettacolo, proponendosi come punto vivo alla città ed agli studenti, anche in una stagione “di transizione”, di passaggio di competenze dall’ARDiS all’Università “Mediterranea”. Il progetto è di fare diventare il Teatro Siracusa il punto fermo, a Reggio, del sistema “teatrale” delle tre principali Università calabresi – assieme ai teatri del campus di Arcavacata a Cosenza – Rende, e ad uno spazio da individuare a Catanzaro. A questo scopo, stiamo lavorando ad un progetto nel quadro dei POR 2007-13, per trovare le risorse necessarie al duplice obbiettivo di creare un sistema “teatrale” delle tre Università (riprendendo un’intuizione del progetto ArtiMeridianeLab) e di formare un gruppo qualificato, di attori e tecnici provenienti dalla “Mediterranea”, in grado sia di gestire il Teatro Siracusa sia di rispondere a possibili nuove committenze regionali (il teatro di paesaggio, un’azione costante di valorizzazione delle aree archeologiche in cui si svolge il Magna Grecia Festival, non limitata al solo periodo del Festival, etc…).

Vorremmo far diventare il teatro Siracusa, sede da otto anni del lavoro del Laboratorio”LeNozze” ed ora teatro dell’Università, un centro di studi ed una residenza teatrale, un luogo dove si producono spettacoli e dove si ospitano laboratori e spettacoli delle altre due Università della Calabria e del teatro di innovazione e ricerca. Vorremmo inaugurare nell’autunno 2009 questa nuova stagione, impostando il lavoro in modo virtuoso anche dal punto di vista gestionale. Con la consulenza di Natalia Di Iorio (Le vie dei Festival e direttrice del Teatro Marrucino di Chieti), imposteremo una prima stagione con tre spettacoli del laboratorio, cinque esterni, un concerto ed altri eventi collaterali. Metteremo in vendita gli abbonamenti al pubblico e agli studenti(naturalmente per questi ad un prezzo molto ridotto), faremo delle matineés per le scuole, puntando sullo spettacolo e sull’educazione teatrale come mezzo insostitubile di formazione e vita culturale .

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I quadri che dirigeranno i vari settori in cui si articola la gestione del Teatro saranno i più anziani del Laboratorio “LeNozze”, quelli che hanno sempre seguito il nostro lavoro iniziato qui a Reggio, più di otto anni fa, per la maggior parte studenti di architettura, non pochi ormai laureati o in procinto di diventarlo. Se la scommessa riesce potremo dire di aver trasformato per la prima volta in Italia un laboratorio universitario in una scuola di formazione, da cui sono uscite figure professionali in grado di gestire un teatro e che comprende al suo interno tutte le figure rappresentate sul Cartellone 2008/2009 che vi presentiamo stamattina. Naturalmente non potremo fare tutto questo senza il supporto dell’Università e della Regione; anche se siamo già alla ricerca di altre istituzioni pubbliche, sponsor, banche e privati che anch’essi puntino su questo nostro progetto. Il teatro Siracusa diventerebbe così un centro di riferimento per i gruppi teatrali calabresi più all’avanguardia (pensiamo ai Mano Chuma, a Officine Jonike ed a Spazio Teatro con cui abbiamo già collaborato per Le Voci dal Mare; a Scena Verticale; alla nostra felice collaborazione con Giancarlo Cauteruccio, che per la Regione Calabria dirige il Magna Grecia Festival e Calabria Palcoscenico).
Questo a grandi linee il futuro che immaginiamo.
Renato Nicolini

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mercoledì 18 febbraio 2009

Accordo Mediterranea-UniCredit
per i servizi di tesoreria


Nuovo passo in avanti nel rinnovamento dei servizi amministrativi dell’Ateneo con la firma, oggi al Rettorato, dell’accordo per cui UniCredit fornira per i prossimi cinque anni i servizi di tesoreria alla Medieterranea. A siglare, il rettore Massimo Giovannini e il dott. Felice Delle Femine per UniCredit.


Una laboriosa preparazione per definire gli aspetti tecnici dello switch dal Monte Paschi senza creare disagi all’utenza e infine l’attivazione dei servizi essenziali da questo mese.

Il senso dell’accordo nelle parole del direttore amministrativo, Antonio Romeo: “Il nuovo tesoriere dell’università sarà UniCredit, gruppo composto da più banche che, attraverso la capillare presenza di sportelli consentirà ai nostri studenti e ai dipendenti di avere un punto di riferimento costante dal punto di vista finanziario.”



La presenza della dirigente della Macroarea studenti, Tanina Santamaria e del direttore CeSiAt Francesco Buccafurri sottolinea l’intenzione di collegare l’accordo a servizi reali per chi sceglie la Mediterranea. Le novità più interessanti, secondo il dott. Romeo, partiranno con le iscrizioni del prossimo anno accademico: “Intanto il servizio di tesoreria, poi sperimenteremo il mandato informatico, un passaggio fondamentale verso la dematerializzazione dei documenti. Unicredit è avanti su questo aspetto. Si supererà il mav tradizionale e gli studenti potranno pagare le tasse universitarie con carta di credito direttamente da casa”.

Soddisfazione per l’accordo è stata espressa anche da Felice Delle Femine, responsabile della direzione commerciale Puglia, Calabria e Basilicata Unicredit: “Noi siamo ben lieti di aver sottoscritto oggi la convenzione per il servizio di tesoreria che svolgeremo per l’Università di Reggio Calabria. Siamo ben lieti perché crediamo nella istituzione Università. Siamo una banca di territorio e quindi partiamo proprio dall’Università per poter dialogare e confrontarci sempre meglio con i territori nei quali operiamo.”

mercoledì 11 febbraio 2009

Piero Villaggio: c'è una legge per tutto

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Sapevate che esiste un modello scientifico-matematico per calcolare il calore disperso dagli animali? o uno per spiegare perché camminare stanca?
Secondo il prof. Piero Villaggio per tutto c’è - o potrebbe esserci -un modello scientifico; anche per scienze, come la medicina, dove intervengono una infinita serie di variabili. In questi settori, forse tra 10 o 100 anni, si arriverà a definire modelli scientifici che varranno per tutti, con risvolti impensabili nella vita di tutti i giorni.

Chi oggi si aspettava, come me, di trovare il grande cattedratico dell’Università di Pisa che con paroloni e formule matematiche illustrasse il ruolo dei modelli scientifici a una platea di pochi intimi si è dovuto ricredere, davanti a quest’uomo dal fisico asciutto che con il movimento del corpo, la lavagna di fogli bianchi, la mimica, il linguaggio diretto e le immancabili formule ha inchiodato alla sedia un vasto uditorio di docenti e studenti universitari e delle scuole superiori, in religioso silenzio sino alla fine. 

Dalla teoria tolemaica a quella copernicana, passando per le maree e la forza che impiegano i pesci nel nuoto, il prof. Piero Villaggio (gemello del più conosciuto Paolo) ha entusiasmato con la forza della semplicità – la parola più ricorrente nei commenti dei presenti.

Dunque, con la scienza si può trovare una legge per tutto e con la semplicità la si può spiegare a tutti. 




venerdì 6 febbraio 2009

Magok (Corea del Sud), il progetto per il waterfront - di Gianni Brandolino

Caro diario,

siamo a Magok nel maggio 2015, in Corea del Sud, in un quartiere esteso di Seul.

Il racconto descrive un luogo, in un taccuino disordinato, tra gli appunti di un incontro.

La narrazione si svolge in un arcipelago di isole continue che, come in un paradosso solidificano l’istante di un moto ondoso, trasformando colli e cavità come protesi di geomorfismi distesi su un paesaggio che si riversa sull’acqua.

Un architetto è invitato a relazionare in un convegno sulle trasformazioni urbane e paesaggi di inclusione. La vicenda si svolge come storia di passaggio.

La storia narra di un itinerario e della fruizione del parco con diverse abitudini.

Presentation Magok


Il progetto per il Waterfront di Magok punta a ristabilire nuovi equilibri tra centro e periferia, intercettando nuove polarità capaci di trasmettere ad un hinterland la centralità in un paesaggio posto tra cielo e acqua.

L’intervento, fortemente relazionato al tessuto urbano, tende a formalizzare armonia e tensione, continuità e riflessi, nel futuro sviluppo dell’area di Magok.
Viene ribaltata totalmente la forza di un assialità ortogonale descrivendo, come in uno specchio di Narciso al margine di un’intorno, il volto di solchi e trasparenze, vie d’acqua che si alternano in un percorso fluido di navigazione.

L’acqua, che per sua natura non ha forma, penetra all’interno, nel sottovaso di terra ferma, modellando superfici solide ed elevazioni, configura e rende proprio ogni disegno formulando contrazioni e legami. L’obiettivo è quello di ristabilire un nuovo rapporto con il sistema dell’acqua che da sempre è negato dalla presenza dell’imponente argine del fiume Han. L’invaso d’acqua si attesta sul sistema della maglia ortogonale di Magok e assume la forma di un grande isolato rettangolare, estendendosi per l’intera area di progetto fino a sfondare l’argine del fiume. Oltrepassando l’Olimpik expressway l’intervento denuncia la sua presenza all’esterno con il sistema ellittico della chiusa che crea un nuovo landmark, il cui carattere distintivo e simbolico e ben percepito navigando il fiume Han. Sul bordo dell’argine fluviale, nel quale s’innesta la passeggiata del lungofiume in continuità con il water-front, i percorsi di progetto diventano cerniere di contiguità, dove le diverse funzioni si integrano e si compensano.

È l’acqua l’elemento che caratterizza e da forma all’intero progetto, definendo un parco urbano dove il paesaggio è l’architettura.

Sullo specchio d’acqua, si proiettano gli assi urbani e a contatto con essa si contraggono come tendini al limite di una tensione indotta verso il distacco. Forme diluite acquisiscono elasticità disegnando una nuova geografia urbana, con colli, cavità e attraversamenti.

Il paesaggio continuo, diviene teatro di un unico sistema che si proietta sull’intera superficie incorniciata dal grande invaso.

Trascrive un rapporto sospeso, tra architettura e natura, che nell’acqua riflessa contiene un paesaggio capovolto, che raccoglie le funzioni di uno sviluppo complesso.

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Un modello congruo, tra natura e artificio, a ridosso di un luogo di avvicinamento al centro urbano. Un margine antropico capace di innescare processi di qualità nella trasformazione di un tessuto esteso. Un articolazione di progetto che dichiara, nella dimensione, un parco che insieme ad uno standard di area vasta colleziona flora, fauna ed attività relazionali e di fruizione, favorendo un utilizzo variegato di incontri.

Un parco d’acqua come manifesto metropolitano di natura extraurbana e come inversione del rapporto città-campagna che configura un paesaggio d’innesto.