giovedì 28 maggio 2009

Il patrimonio culturale e ambientale dell’Aspromonte e le potenzialità per il riconoscimento nelle liste del Patrimonio Mondiale UNESCO

Percorso formativo in stage “Università nel Territorio – Obiettivo Aspromonte”
Laboratorio di Ricerca Territoriale per la programmazione degli interventi di valorizzazione integrata dei beni culturali, ambientali ed etno-antropologici
Parco Nazionale dell’Aspromonte, 18 maggio - 24 Maggio 2009

Responsabile scientifico: Prof. Edoardo Mollica
Coordinatore: Arch. Maurizio Malaspina
Tutor: A.Picone Chiodo; Giuseppina Cassalia; Claudia Ventura


di Maurizio Malaspina

Con la tavola rotonda sul tema “La sperimentazione per la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale dell’Aspromonte: le potenzialità per il riconoscimento nelle Liste del Patrimonio Mondiale UNESCO” e il progetto “Adotta un centro storico” si nell’affascinante contesto del Santuario di San Leo di Africo Vecchio, si è conclusa l’edizione 2009 dello stage residenziale “Università nel territorio”, il cui responsabile scientifico è il prof. Edoardo Mollica, che ha visto laureandi del Corso di laurea in Conservazione, restauro e valorizzazione dei beni architettonici e ambientali dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria soggiornare in Aspromonte per definire percorsi valorizzanti per il patrimonio culturale e ambientale del Parco. Per dare ai laureandi la possibilità di confrontarsi fin dal primo momento con le straordinarie potenzialità territoriali della montagna reggina, da lunedì 18 maggio è stato attivato un percorso a tappe che dalla costa ha condotto i ragazzi a Polsi attraverso gli antichi tracciati percorsi dai pellegrini diretti al Santuario della Madonna della Montagna, passando da San Luca e la Fiumara Bonamico, con la Vallata delle “grandi pietre” (Pietra Cappa, Pietra Castello, Pietra Lunga) a fare da sfondo alle pendici dell’Appennino calabrese.


A Polsi, accolti calorosamente da Don Pino Strangio, Rettore del Santuario, sono stati attivati i filoni laboratoriali della programmazione in stage, incentrati sull’analisi del patrimonio culturale materiale e immateriale di Polsi e del suo contesto naturalistico ambientale. Gli studenti hanno lavorato sul patrimonio architettonico di Polsi, rilevando e analizzando le antiche strutture per progettare il riuso compatibile con uno scenario di fruizione turistico-culturale. Nella giornata di martedì 19 maggio si è consumato l’incontro con il Vescovo Morosini della Diocesi di Locri-Gerace, con il quale sono stati affrontati gli aspetti legati alla valorizzazione di Polsi e del suo contesto territoriale, ed è stato percorso un tratto del Sentiero Italia fino al lago Costantino guidati da Alfonso Picone del CAI – Sez. Aspromonte.

All’approfondimento è stata dedicata anche la giornata di mercoledì 20 maggio, con il seminario “Il patrimonio ambientale e culturale dell’Aspromonte tra caratteri identitari e scenari di valorizzazione”, al quale sono intervenuti, oltre al responsabile scientifico di “Università nel territorio” prof. Edoardo Mollica e del coordinatore arch. Maurizio Malaspina, il prof. Roberto Banchini, Soprintendente ai beni architettonici e ambientali delle Provincie di Reggio e Vibo; Don Pino Strangio, Rettore del Santuario della Madonna di Polsi; l’avv. Sebastiano Giorgi, Sindaco di San Luca; il prof. Angelo Vecchio Ruggeri, coordinatore ANSAS Calabria; il Prof. Andrzej Tomaszewski, ICOMOS Polonia; la prof.ssa Irmela Spelberg, Università Europea di Viadrina. Dall’incontro seminariale è emersa l’intenzione di lavorare per correggere le distorsioni percettive che in epoche recenti hanno identificato Polsi esclusivamente per i richiami negativi dei media o semplicemente come meta di pellegrinaggio. Si punta invece a far emergere le straordinarie valenze culturali e testimoniali che fanno di Polsi uno dei patrimoni culturali più importanti della Calabria, così da poter essere inserito in circuiti di fruizione turistico-culturale e diventare un valore aggiunto nei processi di valorizzazione dell’Aspromonte.


Lasciato Polsi nella giornata di giovedì 21 maggio, lo stage si è trasferito a Bova, non mancando prima di visitare la casa di Corrado Alvaro a San Luca e la sede della omonima fondazione.

A Bova, fin dalla serata di Giovedì è stato attivato un laboratorio sulla definizione del profilo di comunità e la percezione delle risorse territoriali, con i partecipanti ad animare il centro con interviste e confronti negli slarghi e per le vie del borgo. Lo studio, finalizzato a approfondire il livello di percezione dell’Aspromonte come risorsa e come identità diffusa, costituirà la base conoscitiva per attivare interventi volti a rafforzare una corretta percezione delle emergenze territoriali.

Venerdì 22 maggio le attività hanno interessato Casalinuovo di Africo, con l’obiettivo di dimensionare le potenzialità del patrimonio architettonico abbandonato nei centri storici del Parco e di proporne il loro recupero e la rifunzionalizzazione, mentre nella giornata di sabato 23 maggio, sempre guidati da Alfonso Picone del CAI Aspromonte, che ha trasferito ai partecipanti durante l’intero soggiorno informazioni preziose e competenti sulla fruizione compatibile dell’Aspromonte, è stata raggiunta a piedi Amendolea.

La Vallata dell’Amendolea è diventata così il filo conduttore della programmazione delle attività formative, con incontri con operatori e amministratori locali finalizzati a definire problematiche, scenari e potenzialità di valorizzazione dei siti. L’Amendolea, con il suo paesaggio, i piccoli borghi, i sentieri, l’idioma grecanico, è un territorio straordinario da conservare e valorizzare attraverso il riconoscimento unanime delle sue unicità e potenzialità. In tal senso è la compatibilità degli interventi e la coralità delle azioni che determina la fattibilità di un riconoscimento Unesco nelle liste del patrimonio immateriale al quale il Laborest lavora da tempo, aspetto che costituirebbe il valore aggiunto determinante per la valorizzazione dell’area grecanica. Non si tratta di partire da zero. Molto in questi anni è stato fatto, e confermano le migliaia di presenze italiane e straniere che si riversano ogni anno per camminare nell’Amendolea e in Aspromonte, o come confermano gli interventi valorizzanti sui centri storici o il percorso intrapreso da Bova Marina con la costituzione del comitato di esperti che con il Laborest sta lavorando per la valorizzazione dell’area grecanica.

L’ultima giornata, domenica 24 maggio, ha visto lo svolgimento della tavola rotonda nell’affascinante scenario del Santuario di San Leo di Africo Vecchio, raggiunto da un numero importante di persone interessate ad un evento unico nel suo genere e fortemente voluto dal PAU, dall’Ente Parco e dal Comune di Africo. Alla tavola rotonda, coordinata dal Prof. Edoardo Mollica, hanno partecipato l’Avv. Leo Autelitano, Presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte, il Prof. Andrzej Tomaszewski, ICOMOS Polonia e l’ing. arch. Maurizio Di Stefano, ICOMOS Italia; la Prof.ssa Irmela Spelberg, Università Europea di Viadrina e l’arch. Marianna Savrami, ICOMOS Grecia; il prof. Luigi Lombardi Satriani, Università “La Sapienza” di Roma, il Prof. Giulio Mondini, Istituto SITI di Torino e il Prof. Salvatore Berlingò, Rettore Università per stranieri “Dante Alighieri”. Tra i politici e gli amministratori sono intervenuti l’Avv. Domenico Versaci, Sindaco di Africo, il Dott. Giovanni Mario Squillaci, Sindaco di Bova Marina, il Dott. Agostino Zavettieri, Sindaco di Roghudi, l’On. Giovanni Nucera, Consigliere Regione Calabria, il dott. Giuseppe Giordano, Presidente del Consiglio Provinciale di Reggio Calabria. La tavola rotonda ha fatto emergere l’intenzione di dare seguito agli scenari tracciati con lo stage Università nel territorio, con la creazione di un forum territoriale che in maniera permanente continui a implementare i percorsi di valorizzazione dell’area grecanica e del territorio dell’Aspromonte, partendo dalle conclusioni alle quali perverranno gli studenti dello stage Università nel territorio. Inoltre si punta alla creazione di un gruppo di lavoro che elabori azioni e programmi strategici capaci di far emergere le unicità e le universalità del patrimonio culturale dell’Aspromonte e creare i presupposti per avanzare una candidatura nelle liste del patrimonio immateriale dell’UNESCO.

venerdì 22 maggio 2009

Linea di metropolitana leggera sopraelevata per Reggio Calabria

di Domenico Gattuso, docente di Trasporti urbani e metropolitani della Mediterranea


Tra le molteplici attività di ricerca curate dai docenti e dai ricercatori dell’area Trasporti presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, uno spazio particolare è dedicato alle tematiche del trasporto collettivo.
Nell’ambito di una ricerca PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) dal titolo “Sistemi di trasporto non convenzionali: campi applicativi ed analisi di fattibilità” è emersa una idea progetto per la città di Reggio Calabria.
Nel testare l’approccio metodologico proposto per gli studi di fattibilità relativi alla realizzazione di sistemi avanzati di trasporto collettivo, l’unità operativa dell’Università Mediterranea ha adottato quale “sito sperimentale” un collegamento tra la cittadella universitaria di Feo di Vito ed alcuni nodi significativi della rete dei trasporti urbani: la stazione di Reggio Lido, il porto, il terminal bus di Piazzale Libertà. Ne è scaturito un “modello di riferimento”, connotato da specifiche caratteristiche, con conseguenti riflessioni indotte sulla fattibilità di un tale impianto, ma anche sulla modularità ed estendibilità graduale del sistema. In effetti un tale modello potrebbe essere adottato su altri assi urbani, contribuendo a realizzare una linea di metropolitana leggera disposta a cintura attorno al centro città, con un collegamento rapido fra la dorsale costiera ed una molteplicità di poli urbani di valenza sovraccomunale situati a monte (cittadella universitaria, polo ospedaliero, nuovi uffici della Provincia, Centro Direzionale), in grado di favorire il decongestionamento del centro città, di ridurre i fenomeni di inquinamento acustico ed atmosferico e l’innalzamento della qualità e dell’immagine urbana, con costi relativamente contenuti. Non a caso l’idea progetto è stata denominata “SMS” ovvero Sistema di Mobilità Sostenibile.

Il 15 giugno 2005 essa è stata presentata alle istituzioni locali di governo, che sono parse molto interessate. Dopo qualche eco sulla stampa e le TV locali, tuttavia si è assistito ad una caduta di attenzione. Perché dall’idea si passi al progetto occorre evidentemente una volontà politica che vada oltre la semplice manifestazione di interesse, ma anche una capacità della comunità urbana di stimolo nei confronti dei decisori, fondata sulla consapevolezza che l’intervento è fattibile in tempi brevi e a costi limitati, e che esso è vantaggioso ai fini del miglioramento della qualità della vita urbana.
Partendo da alcune considerazioni preliminari sul ruolo del trasporto pubblico, nel seguito si illustra in modo sintetico l’idea progetto, con alcuni cenni tecnici.

Perché puntare al potenziamento del trasporto collettivo?
Una prima considerazione è legata alle tendenze in atto in materia di trasporti nei contesti urbani europei. Molte città si sono dotate di Piani Urbani della Mobilità, ovvero di Piani di investimento pluriennali fortemente orientati a favore del trasporto collettivo. Si è andata affermando la consapevolezza che solo una decisa politica per il trasporto collettivo può evitare il collasso delle città sotto la pressione dei mezzi individuali di trasporto: automobili e moto producono congestione, rumore, inquinamento atmosferico ed effetti collaterali indesiderati come malattie respiratorie, sordità, stress, elevatissimi costi sociali. Sono oltre 5.000 le vittime dell’automobile in Italia ogni anno e decine di migliaia i feriti. La maggior parte degli incidenti, circa il 75%, avviene in città; essi causano il 71% dei feriti ed il 41% dei decessi. Questi, tra l’altro, coinvolgono in modo grave una classe di utenza ritenuta “debole”, per l’elevata esposizione al rischio, come i pedoni, i ciclisti ed i conducenti di ciclomotori (circa il 30% del numero complessivo di morti e feriti per incidenti stradali).
Reggio Calabria non è immune da questi fenomeni. Ma diversamente da altre città, la programmazione di investimenti per la razionalizzazione dei traffici, la riduzione dei fenomeni congestivi e di inquinamento, il potenziamento dei trasporti pubblici, è in pratica assente.
Molte città, anche del Sud Italia, stanno puntando invece decisamente sul trasporto collettivo. Si citano, ad esempio:
  • Napoli, che sta raddoppiando la rete di metrò, estendendo le linee di tram, moltiplicando i mezzi pubblici ecologici;
  • Salerno, con la sua nuova linea metropolitana costiera;
  • Cosenza/Rende con il progetto di tram già finanziato;
  • Messina che ha già realizzato una linea tranviaria e punta ad una nuova linea di tram-bus, alla metro-ferrovia e ad un sistema di linee di trasporto a fune;
  • Palermo e Catania che stanno orientando consistenti finanziamenti per linee di metro e mezzi pubblici.

Reggio può muoversi in questa stessa direzione, puntando cioè a rafforzare il servizio ferroviario costiero, migliorare le relazioni marittime con la sponda siciliana (metro del mare), potenziare il parco veicolare ATAM, e può aspirare anche alla realizzazione di una linea di metropolitana leggera.


Un primo modulo di linea metropolitana leggera
L’idea progetto delineata dal team universitario della Mediterranea prevede un intervento articolato in moduli da realizzare in fasi successive, fino a comporre un anello attorno ed a protezione del centro città.

























La Figura 1 propone schematicamente l’idea base:
- una linea di metropolitana leggera in viadotto lungo l’asse dell’Annunziata (fra la stazione Lido e la cittadella universitaria) e lungo l’attuale tangenziale (fino all’area del CEDIR);
- una linea di forza (tram-bus in sede protetta) sull’asse Via De Nava-Corso Garibaldi, con ulteriore estensione lungo il Calopinace fino all’area CEDIR/nuovo tribunale.
Per quest’ultima esiste già uno specifico studio di fattibilità nel 2001 (Progetto STEAR) adottato dall’Amministrazione Comunale e che risulta ancora valido. L’attenzione è qui focalizzata sulla componente di metropolitana leggera, ed in particolare su un primo modulo, quello tra la stazione Lido e la cittadella universitaria, che è stato oggetto di attenzione da parte del gruppo di ricerca universitario.
La cittadella sorge in località Feo di Vito, nella periferia nord della città ed accoglie le Facoltà di Ingegneria, Architettura ed Agraria. Allo stato attuale, in mancanza di un sistema di trasporto pubblico locale integrato e regolare, la modalità di trasporto maggiormente utilizzata per raggiungere le sedi universitarie è rappresentata dall’autovettura. L’elevato traffico veicolare attratto e generato contribuisce ad accrescere la congestione dell’area urbana ed il rischio di incidenti, particolarmente negli orari di punta.
L’obiettivo primario è soddisfare la crescente richiesta di mobilità studentesca e indebolire l’incidenza negativa del modo di trasporto individuale sulla qualità della vita. Nello specifico, si ipotizza una metropolitana leggera a guida automatica, con trazione a fune, una linea di poco meno di 2 km di lunghezza, in grado di raccordare la cittadella universitaria reggina e tre nodi di interscambio strategici, quali il terminale bus di Ponte della Libertà, il porto e la stazione ferroviaria Reggio Lido.





Il tracciato del sistema funicolare ipotizzato (Figura 2) consta di due stazioni terminali, una di monte ubicata in corrispondenza della Facoltà di Ingegneria, ed una di valle posta in adiacenza alla stazione ferroviaria Reggio Lido, con un dislivello di 85 m. Sono inoltre previste quattro fermate intermedie equidistanti (Porto, Piazzale Libertà, San Brunello, Facoltà di Architettura). Su una lunghezza totale effettiva di 1.850 m si avrebbe un distanziamento medio tra le stazioni di 370 m. Il tempo totale impiegato da un veicolo per percorrere il tragitto in un senso risulta pari a 7,5 minuti (la velocità commerciale è di circa 15 km/h); il tempo di giro corrispondente è di 15 minuti. Ciò permetterebbe di assicurare un servizio di qualità, non soggetto ad interferenze da parte di altre tipologie di traffico, con frequenze e capacità di trasporto graduabili in rapporto alle fasce orarie (sostenute nelle ore di punta, contenute nelle ore di morbida), non inquinante e silenzioso, con un impatto visivo interessante sullo scenario urbano (potrebbe peraltro rappresentare un elemento di attrazione turistica).

L’idea progetto non fa ricorso a fantasie estreme o a tecnologie avveniristiche. Nelle Figure 3, 4 e 5 si propongono alcune immagini rappresentative di funicolari già operative a Laon (Francia), Milano e Perugia.















Ed i costi?
E’ chiaro che la realizzazione di un tale sistema di trasporto comporta un problema di reperimento di risorse per l’investimento e un problema di gestione.
I costi di investimento della metropolitana leggera per la tratta Reggio Lido – cittadella universitaria di Feo di Vito sono stati stimati sulla base di indicazioni fornite da società specializzate; essi comprendono il costo di realizzazione della linea (viadotto e armamento), il costo delle stazioni (stazione motrice, stazione di rinvio, stazioni intermedie), il costo dei veicoli ed il costo del sistema di controllo e gestione. Nel complesso, si è stimato un costo di investimento di circa 28 Milioni € (ovvero circa 14 M.di €/Km) quindi un costo alla portata di un’Amministrazione Locale. Si è valutato anche un costo annuo di gestione del sistema funicolare (a meno del costo annuo di ammortamento) pari a 1,7 Milioni €/anno.
Alcune ipotesi alternative, fra le molteplici possibili, di strutture di gestione del sistema di trasporto in progetto potrebbero essere:
a) gestione interamente affidata ad un operatore privato o ad un consorzio di operatori privati;
b) gestione affidata ad un ente pubblico o ad un raggruppamento di enti pubblici, ovvero a società controllate da enti pubblici locali;
c) gestione affidata ad un raggruppamento di operatori pubblici e privati, ad esempio coinvolgendo la società realizzatrice del sistema in un’operazione di Project Financing.

Se in un’ottica di analisi prettamente finanziaria lo scenario di intervento suscita qualche dovuta riflessione, certamente le valutazioni da un punto di vista economico-sociale e di sviluppo sostenibile sono estremamente favorevoli; in questo caso, infatti, sono da includere e ponderare una molteplicità di fattori positivi quali aumento della sicurezza, riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico, migliore immagine della città, fluidificazione della circolazione, crescita della qualità della vita urbana; evidentemente questi fattori hanno un valore che può assumere un peso rilevante per orientare il decisore a favore di una tale soluzione.
Da rilevare inoltre che le politiche di governo europee e nazionali (v. Libro Bianco sui Trasporti, Trattato di Kyoto, Piani nazionali dei Trasporti e della Mobilità, ecc.) e regionali (v.POR Calabria 2007-2013) tendono a promuovere, anche con impegno di risorse consistenti, sistemi di trasporto eco-compatibili e sostenibili come quello proposto.
Si vuole mettere in evidenza ancora un risultato interessante emerso dallo studio del team universitario: il rapporto ricavi/costi del servizio ipotizzato per la cittadella universitaria potrebbe essere di gran lunga superiore a quello su cui si attestano i servizi di trasporto su gomma e su ferro attualmente operativi. Con un contributo annuo per studente iscritto all’Università pari a 150,00 € (un abbonamento annuale autobus è pari attualmente a 206,00 €) e un introito dalla vendita di biglietti ad altre categorie di utenza dell’ordine di 50.000 € si realizzerebbe una copertura dei costi di gestione all’incirca del 60%, bvalore più che rispettabile se si considera che le aziende di trasporto pubblico su gomma e su ferro in Calabria non superano oggi il 25%.

In definitiva…
In definitiva i tempi appaiono maturi per avviare un processo di potenziamento e miglioramento del sistema di trasporto pubblico urbano e metropolitano; sia al fine di contenere gli effetti nefasti di un uso indiscriminato di autovetture e motocicli, sia per migliorare la qualità della vita e l’immagine della città, per i reggini e per i suoi ospiti occasionali. Si tratta anche, per la classe dirigente locale, di assumere scelte politiche opportune, coerenti, lungimiranti.








giovedì 21 maggio 2009

Cento ali di solidarietà





Dopo aver scalato la collina di Feo di Vito, raggiunto il blocco del dipartimento Dastec, scendendo al "piano meno tre" entriamo in una ambiente quasi fantastico: cento ragazzi alle prese con bianche ali dalle dimensioni e forme più diverse. Ogni angolo invaso da cartone, cartoncino, colla, forbici, piume e via dicendo. Musica e disordine creativo con il bianco a dominare sui tavoli da lavoro ed un odore romantico di vinavil che ci riporta alle elementari.

Siamo nel laboratorio della professoressa Cecilia Polidori che per la sesta volta lancia il progetto “Le ali del design”, riservato agli allievi di disegno industriale, con la finalità di raccogliere fondi per "Attendiamoci", l'associazione creata da don Valerio Chiovaro.

Per gli studenti è una prova d'esame nello stile del corso. Quì può anche capitare che i crediti formativi dipendano da ali in cartone.


La professoressa ci spiega:



Appuntamento per la premiazione alle ore 15,30 di venerdì 22 maggio.

mercoledì 20 maggio 2009

Reggio-L'Aquila, andata e ritorno

Ancora la Mediterranea in Abruzzo con una spedizione della scorsa settimana. Il preside di Ingegneria Adolfo Santini e altri sette colleghi della facoltà hanno vissuto due intensi ed impegnativi giorni a contatto con le popolazioni ed i soccorritori.
Al ritorno, il professor Santini ci ha portato molte foto e le impressioni di questa esperienza.


Com’è nata la missione a L’Aquila?
Noi ci occupiamo da tempo di ingegneria sismica anche collaborando con ReLUIS, la rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica che ha la sede principale a Napoli.
ReLUIS ha avuto l’incarico dalla Protezione civile di organizzare quasi totalmente le verifiche di agibilità degli edifici danneggiati. Un po’ tutti i docenti italiani che si occupano di questi problemi si stanno alternando in Abruzzo perché il lavoro è intenso e ampia l’area interessata.
ReLUIS è presente con una delegazione che raccoglie le richieste di agibilità e le smista alle varie squadre. Noi eravamo in otto: oltre me i professori Enzo D'amore e Angelo Di Chio e gli ingegneri Francesco Nucera, Alfredo Cundari, Concetta Tripepi, Maria Grazia Santoro e Carmen Amaddeo.
Abbiamo avuto l’incarico di controllare edifici pubblici come l’Asl e Telecom, condomini privati ed esercizi commerciali per verificare le condizioni strutturali. Il risultato di ogni sopralluogo confluisce in una scheda, l’Aedes (Agibilità e danno dell’emergenza sismica), che attribuisce all’edificio una classe. Si va dalla classe migliore, perfetta agibilità, alla classe peggiore, assoluta inagibilità.

Quali i risultati?
Queste operazioni hanno anche un risvolto sociale, da esse dipende il ritorno delle popolazioni nelle loro case il più presto possibile e la riapertura delle attività commerciali. E’ urgente favorire la ripresa dell’economia, perché lì non lavora più nessuno. Siamo riusciti a far riaprire un bar e un negozio di alimentari perché esistevano le condizioni di sicurezza.
Dal punto di vista scientifico l’Abruzzo offre esempi per noi molto interessanti. Siamo riusciti ad entrare nella zona transennata de L’Aquila dove ancora le verifiche di agibilità non sono iniziate. Quelle che noi abbiamo effettuato si trovano nella fascia esterna del centro storico. Il centro è chiuso per i possibili crolli e il rischio di sciacallaggio. Ogni accesso è presidiato da un posto di blocco delle forze dell’ordine. Per entrare a casa, i residenti devono fare richiesta, aspettare il proprio turno e quindi essere accompagnati dai Vigili del Fuoco. Noi stessi, ottenuto il permesso, siamo stati scortati. E abbiamo visto gli edifici crollati... E’ stato piuttosto impressionante.
I Vigili del Fuoco stanno mettendo in sicurezza il centro, sostenendo tutto ciò che minaccia di crollare. Stanno anche fasciando i monumenti e rimuovendo le opere d’arte che sono trasportabili e che si trovano in edifici molto danneggiati.
Siamo rimasti due giorni e mezzo, dormivamo ad Avezzano. Abbiamo visto un grande sforzo organizzativo.

Questo terremoto ci ha insegnato qualcosa?

Ripercorrendo la storia italiana recente dei terremoti appare evidente che ogni evento di questo tipo causa danni sproporzionati rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare. Questo dimostra la fragilità del nostro territorio, del nostro patrimonio edilizio. Molti elementi osservati fanno pensare a errori di progettazione non voluti, dovuti alla mancanza di coscienza sismica che la nostra classe professionale tuttora ha in Italia.
Si è molto detto sulla qualità dei materiali e sulle imprese. Sicuramente c’è del vero, ma non si è detto che alcune soluzioni scelte non erano assolutamente adatte a edifici che prima o poi nella loro vita possono subire terremoti di questa intensità. Io ho visto edifici (come si vede in alcune foto) che hanno perso il piano terra. Se si fa un piano terra senza le tamponature, piano portico o con garage e si fanno le tamponature nei piani superiori si crea una struttura molto rigida sopra e molto flessibile sotto. Se c’è uno scuotimento tutta le deformazione si concentra al piano intermedio, non si distribuisce lungo l’altezza e spesso questo piano cede, soprattutto quando è molto poco armato come negli edifici che abbiamo esaminato. Quindi comincia ad oscillare su questi pilastri che si rompono alla base, si tranciano e l’edifico cade di un piano. E’ un errore di progettazione, è una cosa che tutti sanno che non si dovrebbe fare, ma si fa. Al momento non si può stabilire se concorre la cattiva esecuzione dell’opera; ma anche se fosse stata eseguita bene, l’edificio sarebbe crollato ugualmente per un errore di progettazione.
C’è molto da fare a livello di istruzione. In Italia scontiamo ritardi di decenni, abbiamo una nuova normativa all’avanguardia che rimane ferma nei cassetti e non diventa obbligatoria perché gli ordini professionali resistono, altre lobby resistono.

Qual è lo stato degli edifici pubblici a Reggio?
Reggio ha un vantaggio rispetto ad altre parti d’Italia: per effetto del terremoto del 1908 è stata dichiarata zona sismica e quindi c’è stata sempre un’attenzione nei confronti delle costruzioni che altre parti d’Italia non hanno avuto. Faccio l’esempi di Catania che forse è in una zona con una potenzialità sismica più pericolosa di Reggio; l’ultimo sisma distruttivo è avvenuto nel 1663, poi tutti se ne sono dimenticati. E’ stata dichiarata zona sismica nel 1981, quindi abbiamo tutta la città costruita prima delle norme antisismiche più elementari.
Comunque, non è detto che un edificio progettato a norma sia effettivamente sicuro, perché la cosiddetta concezione strutturale non è solo questione di regolamento ma dipende dalla sensibilità del progettista. I terremoti del Belice, del Friuli, dell’Irpinia, dell’Umbria sono più o meno uguali come potenzialità distruttiva; i danni esagerati rispetto all’intensità. Questo vuol dire che abbiamo un problema.

Siamo lontani dall’applicare quanto visto nel progetto del Museo in Iran, di cui lei si è occupato qualche anno fa?
Bisognerebbe cominciare a censire tutti gli edifici. Scopriremo che spesso si sono persi anche i progetti. E anche si quelli in cemento armato, nessuno fino ad ora si è mai preoccupato della manutenzione: col tempo i materiali si degradano, perdono le caratteristiche iniziali e bisogna intervenire. Per i costi e le difficoltà solo lo Stato può avviare un programma su larga scala. Bisognerebbe rimboccarsi le maniche perché noi conviviamo con un rischio esagerato per la nostra società di cui non ci si rende effettivamente conto.

lunedì 18 maggio 2009

I dialoghi sulla Città Metropolitana


Dopo il grande interesse suscitato qualche settimana addietro con l’incontro “Urbanistica e legalità” ospitando il Giudice Gratteri, il Corso di Laurea in Urbanistica ancora una volta si apre alla città; questa volta con un’innovativa forma di dialogo: “I dialoghi sulla Città Metropolitana”.


Dialoghi città metropolitana



La Città Metropolitana, questo è il tema di grande attualità in città, recepito anche dal Corso di Laurea in Urbanistica, su questi temi senza dubbio primo interlocutore disciplinare, che ha pensato addirittura di dedicare a questo tema le tesi ed i lavori scientifici dei prossimi tre anni.
Reggio città metropolitana:una scommessa vinta e sulla quale c’è ancora tanto da scommettere; ricerca e riflessione per il raggiungimento di un obiettivo che è alla base di un nuovo assetto metropolitano.

E’ questo lo scopo dei “Dialoghi sulla città Metropolitana”, cercare un’ intesa con le varie gerarchie istituzionali al fine di mettere al servizio del territorio competenze e ricerca allo scopo di attivare e generare progetti e risorse che portino alla competitività della città e del suo territorio.

“Dialoghi” ovvero “tavoli progettuali”, riflettori e focalizzatori di idee; «metodo di lavoro per costruire la città metropolitana», così afferma il prof. Enrico Costa.
Dal
sindaco Scopelliti che vede in «Reggio città metropolitana un’occasione per il suo sviluppo,che va aldilà dell’area strettamente interessata, ancora di più se in questo grande progetto verrà coinvolta Messina e il suo hinterland», al presidente Bova che ne vede «la grande opportunità che abbiamo conquistato con il rischio e l’audacia», la visione è un’anime, un’immagine positiva che non guarda al colore politico, ma al bene della sua città e del suo territorio, sottolineando come il dialogo sia il modo giusto di approcciarsi ad un evento così importante, ma che senza la giusta compartecipazione di forze possa essere un’occasione sprecata o non ampiamente sfruttata.


Una città che si avvia a diventare metropolitana non può prescindere dalla sua rete di comunicazione, altro tema al centro dell’attenzione che l’On. Naccari illustra nella sua positività e negatività esortando tutti ad un lavoro concreto ed unanime al fine di giungere ad una rete completa e funzionale degna di una città che debba fregiarsi del titolo di metropolitana,ovvero: «il primo passo per un percorso di condivisione e impegno da concretizzare attraverso il sistema di trasporto integrato nell’area dello Stretto».


Ultima, a chiusura di una giornata densa e piena la tavola rotonda, che con i suoi relatori, dall’ex Rettore e Ministro dei Trasporti Bianchi, al Rettore Giovannini, ai direttori di dipartimento dibatte sul significato di area metropolitana dal concetto alle opportunità, tutti convinti che la Città metropolitana può avere un senso solo nel più ampio contesto di un’Area integrata dello Stretto, in cui Reggio e Messina divengano un’unica realtà.
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8 giugno, aggiornamento:

Il “Dossier sulla Città metropolitana” presentato e distribuito nel corso del Convegno “Dialoghi su Reggio Calabria Città Metropolitana” del 12 maggio 2009 svoltosi nella aula magna “Falcomatà” della facoltà di Ingegneria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, raccoglie l’esperienza e la testimonianza di alcuni docenti ed esperti del settore.

Dossier sulla Città Metropolitana
Il convegno, ideato, voluto e organizzato dal Corso di Laurea in Urbanistica, è stato concepito non come una esibizione di saperi, non una passerella di politici, non un convegno né una conferenza di stampo tradizionale ma, visto che tutto è partito ed è stato possibile grazie ad un inedito clima di “dialogo”, un “contenitore di dialoghi” fra Università ed Istituzioni, Professori, Politici ed Amministratori sulla portata politico-istituzionale ed economico-sociale di questo evento. È stato un momento di confronto rigoroso e concreto sulle prospettive e sugli scenari possibili.
I contributi raccolti nel Dossier (che può essere scaricato nella sua versione integrale), curato da Antonio Maria Leone, vanno dalla presentazione dell’Emendamento – viene riportato uno stralcio della legge n.42 del 5 maggio 2009 “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione” – agli aspetti procedurali, dalle politiche comunitarie alle strategie e nuova pianificazione per la Città Metropolitana. Inoltre è stato inserito un glossario che, lungi dal pretendere di essere esaustivo, mira a fornire sintetiche definizioni di termini e concetti utili ad una maggiore comprensione del tema “città metropolitana”.
Al di là dei facili entusiasmi, legittimi ma da frenare, la Città metropolitana è semplicemente un nuovo Ente territoriale che avrà poteri e funzioni proprie (quelle della provincia e molte di quelle dei comuni). In effetti, poiché è un Ente che concretamente e realmente non esiste – e non esisterà fin quando le città metropolitane non saranno create con consigli, giunte e sindaci – gli unici che hanno studiato cos’è e come funziona un’area metropolitana sono gli urbanisti, i geografi, ecc.
Ultimo passaggio da segnalare è che il corso di laurea in Urbanistica centrato sul territorio dell’Università Mediterranea, compie il primo passo verso l’impegno di dedicarsi nei prossimi tre anni – nell’attività didattica e nelle Tesi di laurea – alla Città Metropolitana di Reggio Calabria, e di accompagnarne scientificamente il processo di costruzione “regalando” alla comunità metropolitana un patrimonio di idee progettuali caratterizzato dall’entusiasmo dei giovani, dalla freschezza delle loro idee e proposte, supportato dai saperi innovativi di un corpo docente di prim’ordine, molto consapevole ed altrettanto entusiasta.

giovedì 14 maggio 2009

Porte Aperte '09, le sorprese non sono finite



La giornata di ieri non ha esaurito le risorse creative della Facoltà di Architettura. Oggi, grazie anche all'apporto di Enti ed Associazioni la brillante manifestazione di orientamento-mostra ha riservato ai visitatori odierni altre sorprese.



Alcune aree e stand si sono arricchiti con nuove proposte a dimostrazione del fatto che la manifestazione oltre a seguire un programma definito è una work in progress.

Oggi era presente una curiosissima area espostitiva dell'Accademia di belle arti e l'iniziativa dell'associazione ESN "Erasmus on the road".


L'assessore Antonella Freno, accolta e accompagnata dalla preside Fatta e dalla sua vice Lucarelli, ha visitato la facoltà nella tarda mattinata (foto nella gallery).

Nel pomeriggio sono in programma attività ricreative e sportive, il laboratorio teatrale universitario e per concludere musica e festa.


mercoledì 13 maggio 2009

Porte Aperte ad Architettura '09, la festa è cominciata

Rassegna stampa: CalabriaOra - Il Quotidiano - Strill.it


Alle 10 in punto le porte di Architettura si sono aperte agli studenti e ai visitatori in attesa. Porte Aperte ad Architettura, edizione 2009, è iniziato.
Dopo aver percorso alcuni passi all’interno della Facoltà è palpabile la creatività e la fantasia di studenti e docenti. I sensi sono completamente immersi in un mondo di suoni, immagini (tante) e odori, in particolare quello del legno, elemento molto usato in questa edizione.



La Facoltà si presenta in questi due giorni della manifestazione come il laboratorio della fantasia e del progetto. Ogni angolo è addobbato da oggetti, pannelli o foto che rappresentazione uno scorcio sul lavoro che studenti e docenti svolgono durante tutto l’anno.


I 10.000 mq di esposizione, suddivisa in tre piani, contengono tutti gli aspetti che rendono viva una facoltà come Architettura. Al piano terra le associazioni studentesche e il laboratorio teatrale, al primo piano i vari corsi di laurea e al secondo i laboratori con i lavori in corso.


mercoledì 6 maggio 2009

Le porte si stanno per aprire



Nella Sala riunioni della Facoltà di Architettura si è tenuta la conferenza stampa di presentazione delle giornate di orientamento, seconda edizione.
“Se siete appassionati di architettura e vi interessa curiosare nelle aule e nei laboratori della facoltà per scoprire come e dove lavorano studenti e docenti, Porte Aperte è per voi”. Così la preside Francesca Fatta ha descritto l’idea che l’anno scorso ha fatto varcare la soglia della Facoltà a oltre duemila visitatori.
Tanto successo ha indotto la presidenza a proporre la nuova edizione di
“Porte aperte ad Architettura ‘09”
due giorni, il 13 e 14 maggio, in cui la Facoltà accoglierà non solo scuole ma anche famiglie, studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie e visitatori curiosi di conoscere dall’interno le aule e i laboratori.
Centro ideale dell’iniziativa è la presentazione dei percorsi didattici a cura dei corsi di laurea: mostre, allestimenti, esposizione dei lavori, foto, video e modellini per far conoscere come si studia ad Architettura, con il contributo creativo delle associazioni studentesche che gestiranno gli spazi a loro dedicati.

Al terzo livello di formazione è dedicato l’incontro “Architettura e nuovi percorsi formativi” nel pomeriggio di mercoledì 13. Tra i relatori Enzo Siviero vicepresidente del Cun (Consiglio universitario nazionale).

In programma seminari sull’orientamento e una nuova rappresentazione del Laboratorio teatrale universitario (presente il prof. Renato Nicolini), per concludere con “Porte aperte in festa”, il concerto dei Karakolo-Fool nella serata del 14.

Per rendere più coinvolgente l’esperienza di Porte Aperte ’09 sono stati ideati due concorsi a premi:
ARCHITETTURE IN CARTOLINA, concorso grafico per gli studenti delle scuole superiori di Calabria e Sicilia. Nell’urna collocata all’ingresso della Facoltà potranno lasciare una cartolina su cartoncino con un disegno, foto, collage o altra rappresentazione realizzata con tecnica libera, ispirato ad uno dei tre temi: i luoghi che abito, la città degli studenti, la casa dei miei sogni.

SOUVENIR D’ARCHITETTURA: i visitatori potranno inviare un souvenir fotografico scattato durante la manifestazione nei giorni del 13 e 14 maggio accompagnato da un eventuale breve commento.

Per i dettagli del programma e dei concorsi: http://www.architettura.unirc.it/porteaperte/

Con la sponsorizzazione di Caffè Mauro (presente il dott. Maurizio Mauro), da venerdì 8 a martedì 12 maggio, anche il Politeama Siracusa apre le porte a chi vuole lasciare il proprio messaggio nel CAMERA CAFE'.

Per i nostalgici e per chi se l’è perso, Porte Aperte prima edizione è diventato un libro di oltre 100 pagine. Poche parole e tante immagini di quello che si è visto in Facoltà il 9 maggio 2008 e del dietro le quinte. Dedicato agli studenti, è nato per raccontare e ricordare “immagini e pensieri di/su una giornata particolare” (Lucarelli)