martedì 30 giugno 2009

"Changing landscape", workshop internazionale sullo Stretto



Dal 2 al 14 luglio si svolge presso la Facoltà di Architettura il workshop internazionale di progettazione “Changing landscape”.

Il Progetto ha una durata triennale – la tappa di Reggio del 2009 ne è la prima edizione – e la Mediterranea è l’università coordinatrice per tutta la sua durata. E’ un programma IP (Intensive Programme o anche LLP- Lifelong Learning Programme) in ambito ERASMUS che rafforza le relazioni dell’ateneo con l’estero e gli scambi tra studenti/docenti europei.

Partecipano cinque Scuole di Architettura europee ( Barcellona – Malaga – Lisbona – Hannover – Atene) e 3 italiane (Reggio Calabria – Milano – Venezia), University of Pennsylvania, Nacional University of Cordoba (Argentina), National University of Architecture of Rabat (Marocco) e l’Ethiopian University of Addis Abeba (Etiopia).

Nel complesso sono coinvolte 9 nazioni: Spagna, Portogallo, Germania, Grecia, Italia, Argentina, USA, Marocco, Etiopia e un minimo di cinque studenti per ateneo accompagnati da un docente di riferimento.

Si lavorerà sullo Stretto di Messina - area geografica dove proprio la risorsa paesaggio rappresenta il patrimonio e il potenziale più alto - intervenendo su aree urbane consolidate, periferie spontanee, ambiti costieri ed infrastrutturali, per condividere attitudini, strategie, politiche di intervento dove il progetto di paesaggio in termini di valori e qualità rimane la dimensione culturale di riferimento.

Il Programma Intensivo nell’ambito del Programma Erasmus, rappresenta ormai da tempo l’opportunità di implementare progetti di eccellenza a livello Europeo mediante un programma di studio di breve durata che coinvolge studenti e docenti di Istituti di istruzione superiore europei, titolari di una Carta Universitaria Erasmus, con l’obiettivo di promuovere l’insegnamento di tematiche specifiche e di consentire agli studenti e ai docenti coinvolti di beneficiare di condizioni di apprendimento e di insegnamento privilegiate.

Il Workshop sarà inaugurato il 2 luglio, a partire dalle ore 11.00, nell’aula magna di Ateneo “Antonio Quistelli” – Feo di Vito.

www.changinglandscapes.eu

martedì 23 giugno 2009

Strade da far paura

di Domenico Gattuso, docente di Trasporti

Università Mediterranea di Reggio Calabria

Alcuni drammatici incidenti avvenuti in queste ultime settimane sulle strade calabresi, la trasmissione di Anno Zero dei primi di giugno sulle insidie determinate dai camion ed un quasi incidente che mi ha fatto impallidire mentre ero alla guida in autostrada, mi spingono a tornare sul tema della sicurezza stradale, con qualche breve riflessione.

Partirò dai fatti citati.

Domenica 7 giugno, ore 17:30. Sulla SS 106 nei pressi di Melito Porto Salvo uno scontro terribile tra un’auto e una moto; tre persone perdono la vita e una quarta rimane ferita gravemente; dopo qualche giorno di coma, anche Pietro, un giovane di appena 30 anni, muore. Non è la prima volta che la SS 106 tra Melito e Reggio diventa scenario atroce di morte. E le scene sono sempre raccapriccianti.

Si rimane attoniti; i cuori di persone care cessano di battere e quelli di amici e parenti si spezzano. Quale consolazione si potrà dare ad una madre, ad un figlio, ad un amico caro? Come può essere? Come è possibile che accadano simili incidenti? Si può parlare di fatalità quando tali eventi si ripetono così frequentemente?

Domenica 14 giugno, di notte. Sempre sulla SS 106 nei pressi di Rossano tre persone muoiono e altre rimangono ferite in uno scontro frontale fra due autovetture.

Di certo lungo questo maledetto nastro di asfalto che è la SS 106 si rischia e si muore. Sono lì a evidenziarlo edicolette e mazzetti di fiori che i parenti delle vittime posizionano a margine della carreggiata a testimonianza di un punto dello spazio e del tempo in cui la loro vita è cambiata. Icone simboliche che dovrebbero rappresentare un monito ad essere prudente per chi continua ancora a correre sulla strada inconsapevole del rischio o, forse, convinto che disgrazie simili possano capitare solo agli altri.

Venerdì 12 giugno, ore 16. Sull’autostrada A3 in direzione Nord pochi chilometri dopo lo svincolo di Falerna. Viaggio tranquillo con moglie e figlia, verso Cosenza; non fosse per il sole cocente e la marcia in colonna a causa dei lavori in corso che costringe a circolare su due corsie contrapposte sulla stessa carreggiata, si direbbe un viaggio tranquillo. All’improvviso un TIR in direzione Sud sbanda, supera i birilli spartitraffico, invade la nostra corsia e lo vediamo venirci addosso, gigantesco, rapido, terrificante. Sbianchiamo e ci prende il panico; tutto si svolge in un attimo! Istintivamente mi accosto a destra, ma ho un muro che mi impedisce spazi di manovra; il camion per nostra fortuna si rimette in sesto con una brusca svolta e ci sfiora. Siamo attoniti e crediamo di aver visto la morte con i nostri occhi. Il cuore batte forte e per diversi minuti restiamo allibiti a interrogarci su quanto avvenuto. Telefono alla Polizia Stradale e segnalo l’accaduto, forse potrebbero intercettare il camion prima che giunga a Falerna, forse il camionista ha avuto un colpo di sonno o è ubriaco; sarebbe bene fermarlo prima che succeda l’irreparabile. Mi chiedono se ho rilevato il numero di targa., ma in quegli attimi non so come avrei potuto pensare di fissare la targa del camion!! Non so cosa sia successo dopo, dubito che il camion sia stato fermato.

Giovedi 4 giugno, qualche giorno prima di questi avvenimenti, ad Anno Zero, la trasmissione di Michele Santoro su RAI2, si era puntato il dito sui pericoli rappresentati dall’assenza di controllo sulla guida dei camion nel nostro paese. Non avevo visto la puntata e sono andato a cercarla su Internet; ho scaricato il filmato dell’intera trasmissione, ed ho trovato che qualcun altro aveva vissuto esperienze simili alla nostra, purtroppo senza fortuna. Ho trovato anche, in alcuni forum sulla rete, del risentimento da parte di camionisti che si sono sentiti sotto attacco, ma credo la questione sia più complessa ed attiene a diverse scale di responsabilità: dalla costruzione e gestione delle infrastrutture, alle regole di circolazione, ai livelli di controllo e repressione di comportamenti illeciti, all’educazione stradale.



Mi occupo di trasporti da diversi anni, ma continuano ad impressionarmi gli incidenti della strada. Credo si debba dire basta e chiedere a chi ha delle responsabilità in merito di assumersele tutte. Credo si debba affermare con decisione una politica per la sicurezza stradale, superando ideologie politiche, steccati di parte, superficialità di gestione delle strade e dei controlli, comportamenti anomali, deresponsabilizzazione degli enti addetti alla gestione e manutenzione delle infrastrutture.

Non è possibile che le statistiche sull’incidentalità stradale ci consegnino le cifre di una guerra micidiale in Italia. Mi pare utile richiamare qualche dato sul fenomeno. Secondo il rapporto Istat-Aci relativo agli incidenti stradali avvenuti in Italia nel 2007, ogni giorno nel nostro Paese si verificano in media 633 incidenti stradali, che causano la morte di 14 persone e il ferimento di 893. Nel 2007 si sono verificati 230.871 incidenti stradali, che hanno provocato il decesso di 5.131 persone, mentre altre 325.850 hanno subito lesioni di diversa gravità. Si tratta di cifre impressionanti: 5 mila morti è l’equivalente di una cittadina come Scilla che scompare; causa più morti la strada che non la somma di altre cause che pure sono allarmanti come droga, alcool, AIDS, mafia e rapine.

Sempre secondo il rapporto Istat-Aci, le città sono i luoghi in cui si verifica la maggior parte degli incidenti in Italia. Nel 2007, infatti, il 76,6% degli incidenti si è verificato su strade urbane. Inoltre, la notte è il momento in cui avvengono gli incidenti più gravi: nel 2007, nella fascia oraria compresa tra le 22 e le 6, circa 33 mila incidenti stradali hanno causato 1.400 decessi (pari al 27,3% del totale dei morti) e il ferimento di 53 mila persone. L’indice di mortalità evidenzia che gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (escluse le autostrade), dove si registrano 5,8 decessi ogni 100 incidenti. Sulle strade urbane il tasso di mortalità è pari a 1,3 morti ogni 100 incidenti, sulle autostrade, dove gli incidenti sono più gravi, questo valore sale a 3,9.

Occorre rilevare che sono i giovani tra 25 e 29 anni la categoria più colpita dalle conseguenze degli incidenti stradali, con ben 554 morti e 38.500 feriti l’anno. Ed appare purtroppo crescente la componente di incidenti che coinvolge moto e motorini, quindi spesso ragazzini e giovani.

Per quanto riguarda le circostanze in cui si verificano gli incidenti, i comportamenti errati di guida, il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità troppo elevata sono le prime cause di incidente (45% dei casi). Tra i killer degli automobilisti italiani rientrano la sonnolenza e la stanchezza; il 15% degli incidenti extra-urbani è causato da disattenzioni per stanchezza, di cui addirittura la metà legati all’OSAS, un disturbo grave del sonno piuttosto diffuso (ne soffrono infatti circa 1.600.000 italiani).

In concreto, ci si chiede, che fare??

Si tratta di agire con strumenti diversificati, complementari e coordinati, mettendo in atto i Piani per la Sicurezza Stradale in modo caparbio. Ognuno al proprio livello di competenza. E senza timore di investire risorse. Il costo per la collettività degli incidenti stradali è stato stimato in 30 Miliardi di Euro l’anno (l’equivalente di 5 ponti sullo Stretto), senza tener conto della perdita di valore della vita connesso al dolore che rimane nell’animo dei familiari delle vittime. Quanto più si investirà in sicurezza, tanto più si ridurrà questa carneficina.

Si tratta di rendere le strade e i veicoli più sicuri, ma anche di favorire modalità di trasporto alternative come il treno o l’autobus, di sistemare meglio i percorsi stradali, di attivare comportamenti più virtuosi dei guidatori attraverso un uso intensivo di tecnologie; di politiche educative e preventive, ma anche di agire con severità e repressione nei confronti di comportamenti fuori legge.

Non è certo in questo spazio che potranno essere trattate questioni complesse come questa, ma qualche riflessione può essere fatta con riferimento ai fatti richiamati in precedenza.

La SS 106 Jonica può essere resa più sicura? Certamente sì. Invece di aspettare le calende greche di una nuova autostrada che l’ANAS non finanzierà mai, sarebbe opportuno lavorare per eliminare i numerosi accessi non segnalati, i punti critici riconosciuti, gli incroci tradizionali (ad esempio con dispositivi per far rallentare i veicoli come le rotatorie), le sezioni anomale (alcune strade come quella fra Pellaro e Lazzaro non sono a norma), costruire delle arterie periferiche protette e opportunamente raccordate ai centri cittadini, evitando promiscuità e abusi edilizi a margine.

La tangenziale di Reggio Calabria è anch’essa fuori norma, con svincoli mal realizzati e troppo ravvicinati, presenta numerosi difetti strutturali ed ha raggiunto livelli di guardia; gli incidenti sono fin troppo frequenti; bisogna aver il coraggio di scelte forti come la chiusura di qualche svincolo o la sua riqualificazione su standard autostradali.

La A3 da Reggio a Villa S.Giovanni è anch’essa al limite; potrebbe essere ampliata a tre corsie per senso di marcia, essendo il tratto a più intenso traffico a Sud di Salerno, invece nulla di tutto questo. Si lavora a puntellare piuttosto che su interventi strutturali.

Ma che ne è dei servizi di trasporto pubblico? Essi potrebbero rappresentare una valida alternativa, ma non giocano il ruolo sociale che dovrebbero: le ferrovie sono ormai a livello da terzo mondo, i mezzi pubblici urbani sempre gravemente sottodimensionati e inattraenti. Con il costo di 1 km di autostrada si potrebbero comprare 75 autobus o 6 treni regionali, ma si preferisce ancora insistere con il mezzo individuale.

A livello normativo si può fare di più; ad esempio sarebbe opportuno introdurre limiti di età per i patentati: evitare il rilascio della patente agli anziani oltre certe soglie di età perché i riflessi e la vista non sono più, oggettivamente, nelle migliori condizioni; attivare verifiche annuali severe sulle condizioni di salute; procedere a controlli severi, con ritiro della patente per eccessi di velocità, insufficiente distanza di sicurezza o ripetute infrazioni; applicare più decisamente le sanzioni con la patente a punti; incentivare l’aggregazione dei camionisti in imprese (in quasi tutta Europa ormai l’autotrasporto è gestito da poche grandi imprese e la tutela dei camionisti è maggiore che da noi), far rispettare le norme sui limiti di guida dei camion; procedere al potenziamento serio delle forze di polizia con risorse umane, mezzi e tecnologie di avanguardia (bisogna pensare che il potenziamento dell’esercizio delle funzioni di polizia si traduce in recupero di vite umane!).

Sarebbe anche il caso di porre un limite alla potenza dei motori da parte delle industrie di settore, ovvero di impiantare un dispositivo elettronico in grado di limitare la velocità del veicolo come avviene nel Nord America. Che senso ha produrre macchine e moto che possono raggiungere i 200 km/h quando tali velocità sono inammissibili per legge su tutta la rete stradale? Chi vuole provare il brivido sulla propria pelle lo faccia in circuiti chiusi e in aree desertiche!

Le tecnologie in grado di attuare dei veri controlli sulla guida ormai esistono e andrebbe incoraggiata la loro diffusione. Controllo della velocità dei veicoli e dei distanziamenti reciproci sono possibili attraverso sensori di diversa natura come tutor e impianti satellitari: i mezzi potrebbero essere localizzati con continuità, in modo da permettere di rilevare in tempo reale comportamenti anomali come l’eccessiva velocità o la insufficiente distanza di sicurezza (sono ancora numerosi gli imbecilli che corrono ad alta velocità, che non rispettano la distanza di sicurezza, si attaccano pericolosamente al veicolo che li precede e lo aggrediscono con lampeggi e trombe per chiedere largo).



Vi sono molteplici altre tecnologie applicabili sulle quali investire e incentivare la ricerca; ad esempio sensori in grado di rilevare lo stato di ebbrezza o di sonnolenza del guidatore e di allertarlo e dissuaderlo dallo stare alla guida; sensori in grado di reprimere l’uso di telefonini mentre si guida, dispositivi per costringere un veicolo a rallentare in automatico se la sua distanza dal veicolo precedente scende sotto la soglia di sicurezza, dispositivi per arrestare un veicolo che si immetta contromano in autostrada, sensori in grado di segnalare la presenza di ostacoli improvvisi o delimitare la strada in caso di nebbia o di condizioni atmosferiche avverse che limitano la visibilità, tecnologie che “costringano” il guidatore ad allacciare le cinture di sicurezza, e molte altre ancora.

L’educazione stradale inoltre andrebbe attivata come materia scolastica, con corsi sulla sicurezza obbligatori a cadenza regolare per tutti i guidatori di veicoli, una sorta di formazione continua; dopo aver preso la patente sono in tanti a dimenticare le regole e perfino il significato di molti dei segnali riportati nel Codice della Strada. Su questo versante si può e si deve fare molto, anche puntando su immagini shock come quelle riportate nei video allegati.

giovedì 11 giugno 2009

La Regione per la Mediterranea: Casa dello Studente e BaaM

L'assessore al bilancio e traporti della Regione Calabria, Demetrio Naccari, ha presenziato oggi alla conferenza stampa del pomeriggio.
Ospite del Rettore e del Direttore Amministrativo per illustrare il frutto della collaborazione con l'Ateneo: la Casa dello Studente passa definitivamente alla Mediterranea e la Regione sosterrà la Biennale dell'Arte e Architettura del Mediterraneo, progetto creato dall'Ateneo in collaborazione con il Comune di Reggio Calabria.








mercoledì 3 giugno 2009

“ESCURSIONANDO” trekking con Agraria alle cascate del Maesano



Si è conclusa il 28 maggio la prima edizione di “Escursionando”, una piacevole giornata all’insegna del trekking verso le cascate del Menta, nello splendido scenario del Parco Nazionale dell’Aspromonte.
L’evento organizzato dall’associazione Forest and Agricolture Group ha visto coinvolti gli studenti della Mediterranea che hanno potuto osservare da vicino uno dei più affascinanti luoghi della nostra regione.

All’entusiasmante scenario paesaggistico si è affiancata la piacevole escursione supportata dalle guide Misafumera del Parco e dal contributo sulla vegetazione ad opera del professore Giovanni Spampinato, ordinario della facoltà di Agraria.

Nel pomeriggio, dopo l'assaggio dei piatti della tradizione tipica aspromontana, si è tenuto nella sala conferenza dell’Hotel Centrale di Gambarie un seminario aperto dal presidente Ganino che ha delineato gli obiettivi dell’associazione FAG ed espresso soddisfazione per la riuscita dell’evento: “L’iniziativa si propone di far riavvicinare gli studenti al nostro territorio, puntando alla riscoperta dei suoi aspetti naturalistici e paesaggistici, che oggi sono più noti a turisti piuttosto che ai futuri tecnici di questa terra”.





Il professor Spampinato ha quindi tenuto una coinvolgente lezione sulle caratteristiche vegetazionali del territorio aspromontano, supportata da affascinanti immagini magistralmente commentate.
Il dott. Giuseppe Bombino si è soffermato sulle caratteristiche idrografiche dell’Aspromonte.
A chiusura gli interventi dele guide escursionistiche con un contributo sulla fauna e sulle specie di recente reintroduzione nel Parco.
Il successo dell’iniziativa ha spinto gli organizzatori a voler riproporre una nuova edizione della manifestazione.