L'incontro-dibattito di ieri nell'aula magna Quistelli è andato come doveva:
massiccia presenza degli studenti
interventi veri dei protagonisti dell'incontro, Di Landro, Pignatone e Ayala;
un ottimo moderatore, Cavallaro, che non si è tirato indietro quando le domande da porre erano scomode.
Inizio puntuale qualche minuto dopo le 15, con i protagonisti in fila nell'Aula Magna Quistelli.
Al rettore Massimo Giovannini il compito di introdurre i lavori con una breve introduzione sui perchè dell'incontro, inquadrato nello specifico contesto dei compiti che un ateneo come la Mediterranea deve assumersi nei confronti degli studenti e della città.
Viene così richiamato l'investimento sul Piano strategico, il documento programmatico ed attuativo con cui l'Ateneo traccia il programma di rinnovamento e le linee di revisione della macchina amministrativa, con allo sfondo l'impegnativo e scomodo ruolo di formazione in una città segnata dal condizionamento mafioso.
La moderazione, o meglio, la conduzione dell'incontro è stata affidata a Felice Cavallaro, giornalista del Corriere della Sera.
Tra gli spunti emersi, il silenzio che fa comodo alla 'ndrangheta; omissioni da connivenza, disattenzione o sottovalutazione. Concetto ripreso da Giuseppe Pignatone che ha sottolineato l'abberrazione del ruolo della stampa e del peso "geografico delle notizie"...
Protagonista atteso, Giuseppe Ayala non ha risparmiato aneddoti sulla sua esperienza di magistrato, di onorevole e componente dello storico pool antimafia di Palermo.
Senza preamboli o filtri lingustici, ha restituito alla società civile le proprie responsabilità nei confronti dell'impegno sul fronte antimafia: la politica specchio della società a cui non si possono rimandare le mancate scelte di campo.
La legalità non è patrimonio o responsabilità solo di alcuni, ma di tutti attraverso l'etica, le scelte e i comportamenti quotidiani. Le università hanno un ruolo determinante su questo incidendo profondamente sulle persone che formano e sui territori in cui sono insediate.
L'augurio è che il protagonista non continui ad essere "il silenzio" denunciato dal procuratore Pignatone.
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